Riconoscere la visibilità sociale delle madri, perché il cognome materno non è secondario

- The Wom - Thursday, April 10, 2025
Tre scelte possibili: solo il cognome del padre, solo il cognome della madre, entrambi i cognomi e nell’ordine desiderato. Sono queste le opzioni fra cui oggi possono scegliere i neogenitori in Italia. Le diverse scelte sono state rese possibili dopo la sentenza della Corte Costituzionale del 27 aprile 2022, che ritiene discriminatoria e lesiva dell’identità del figlio la regola che attribuisce automaticamente il cognome del padre. Tuttavia, continua a mancare una legge in materia: le cose potrebbero cambiare con una nuova proposta. Intanto, ecco come funziona nel resto del mondo

Dare ai figli solo il cognome della madre, come «risarcimento» dopo «secoli in cui i figli hanno preso il cognome del padre» e «le donne hanno subito un’ingiustizia e una discriminazione di genere». Con questo obiettivo si muove il disegno di legge che Dario Franceschini presenterà al Senato nei prossimi giorni. L’ex ministro della Cultura ne ha parlato lo scorso 25 marzo nel corso dell’assemblea dei senatori dem convocata per esaminare le proposte di legge all’esame della commissione Giustizia del Senato. Si tratta di quattro testi presentati da Unterberger (Autonomie), Malpezzi (Pd), Maiorino (M5S) e Cucchi (Avs) che intendono disciplinare l’attribuzione del cognome ai figli dopo la sentenza della Corte.

Cognome materno, «un risarcimento simbolico»

«Ai figli solo il cognome della madre» è la proposta che l’ex ministro e senatore Pd Dario Franceschini presenterà al Senato nei prossimi giorni. «Anziché creare infiniti problemi con la gestione dei doppi cognomi o con la scelta tra quello del padre e quello della madre» è il motivo che porterebbe Franceschini a presentare un nuovo testo «dopo secoli in cui i figli hanno preso il cognome del padre, stabiliamo che dalla nuova legge prenderanno il solo cognome della madre. È una cosa semplice ed anche un risarcimento per una ingiustizia secolare che ha avuto non solo un valore simbolico, ma è stata una delle fonti culturali e sociali delle disuguaglianze di genere».

La questione non è nuova e il Parlamento ne discute da cinquant’anni, senza trovare la quadra. La prima proposta di legge risale al ‘79, firmataria la socialista Maria Magnani Noya

La Consulta si è mossa prima del legislatore, aprendo tre anni fa alla libera scelta e dichiarando che l’attribuzione di default del cognome del padre è contro la Costituzione.

Come si attribuisce il cognome oggi in Italia

«Il figlio assume il cognome di entrambi i genitori nell’ordine dai medesimi concordato, salvo che essi decidano, di comune accordo, di attribuire soltanto il cognome di uno dei due. In mancanza di accordo sull’ordine di attribuzione del cognome di entrambi i genitori, resta salvo l’intervento del giudice in conformità con quanto dispone l’ordinamento giuridico». Questo dice la sentenza della Corte Costituzionale n. 131 del 2022 che viene applicata al momento della registrazione dei nuovi nati. Con questa storica sentenza la Consulta ha abolito l’obbligo di trasmettere automaticamente il cognome paterno ai figli. E se non c’è accordo tra i genitori? Interviene un giudice che tuttavia non ha però ancora a disposizione una legge per decidere sull’attribuzione del cognome a seguito di quella sentenza. Decide in autonomia l’ordine. A suscitare perplessità riguardo il doppio cognome, da cui nasce anche la proposta di Franceschini, quello che avviene nella successione.

Ovvero: chi ha il doppio cognome li trasmette entrambi? Questa questione è aperta e, appunto, servirebbe una legge per regolarla. Probabilmente no, anche perché è possibile che sposi una persona che, a sua volta, ne ha due, ma la questione non è stata fissata.

Serve un cambiamento culturale

Secondo il report Istat “Natalità e fecondità della popolazione residente” relativo all’anno 2023, un anno dopo la sentenza del 27 aprile 2022, i genitori italiani non sono ancora molto propensi ad attribuire due cognomi ai propri figli, seppure lo siano più che negli anni passati.

La tendenza è aumentata di 3,8 punti percentuali rispetto al 2020, circa il 6.8% dei bimbi nati in Italia nel 2023 ha il doppio cognome, paterno e materno

Il numero più alto di piccoli che accanto al nome registra il cognome di entrambi i genitori è nel Centro-Nord con il 7% dei nati, al sud sono appena il 4%.

Quella del doppio cognome è una battaglia femminista perché ha a che fare con la visibilità pubblica: i cognomi raccontano storie, valori, genealogie. Per secoli, la loro trasmissione è stata esclusivamente maschile e questo ha significato declinare la storia attraverso la “discendenza paterna”.

Considerare  l’attribuzione del cognome materno  una questione secondaria significa invisibilizzare le madri e non riconoscere il meccanismo omissivo che per secoli, di fatto, le ha cancellate dalla sfera pubblica e dalla visibilità sociale

Cognome materno, come funziona nel mondo

Sull’attribuzione del cognome materno il mondo si muove in modo diverso. In Spagna, ad esempio, il doppio cognome è una tradizione consolidata che risale al XIX secolo e che si è formalizzata con il Codice civile del 1889. Questa pratica aveva l’obiettivo di identificare le persone con maggiore precisione, riflettendo sia la linea paterna che quella materna. Il Codice civile spagnolo, all’articolo 109, riconosce il diritto dei genitori di determinare l’ordine dei cognomi del figlio di comune accordo. Inoltre, una volta raggiunta la maggiore età, il figlio o la figlia può richiedere di invertire l’ordine dei propri cognomi. Se i genitori decidono di invertire l’ordine dei cognomi per il primo figlio, questo cambiamento si applicherà automaticamente anche ai futuri figli della coppia.

In Svezia di norma si usano entrambi i cognomi, nell’ordine scelto dalla coppia. Tuttavia, se i genitori non trovano un accordo, si utilizza esclusivamente il cognome della madre. Anche in Austria i genitori possono scegliere se il figlio porterà il cognome del padre, della madre o un doppio cognome combinato. Se i genitori non sono sposati e non effettuano una dichiarazione congiunta, il bambino assume automaticamente il cognome della madre. In Belgio, invece, dal 2014 i genitori possono scegliere di attribuire al figlio il cognome del padre, della madre o entrambi, nell’ordine desiderato. Ma in assenza di una dichiarazione congiunta si assume automaticamente il cognome del padre. In Danimarca la personalizzazione familiare è massima: i genitori possono attribuire il cognome del padre, della madre o un cognome combinato.

Se non viene fatta una scelta entro sei mesi dalla nascita, si assume il cognome della madre. Non solo: la legge danese permette anche l’uso di cognomi composti.

Nominare è fare esistere e, il cognome materno, significa riconoscere l’esistenza delle madri di generazione in generazione.

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