
Sciamani: sfida alla modernità in Corea del Sud
Il Tascabile - Monday, March 17, 2025T ikTok, 2025. Una donna avvolta in uno sgargiante hanbok sbatte ritmicamente le mani su un tamburo. Recita preghiere antiche, invoca spiriti benevoli, lo sguardo si fa sempre più intenso. In sovraimpressione, i commenti scorrono veloci: chi chiede consigli sull’amore, chi vuole sapere se avrà fortuna negli affari, chi cerca una guida per prendere una decisione importante. Lei risponde, a volte cripticamente, a volte con messaggi diretti. Accanto al suo nome appare l’icona delle “offerte digitali”, una funzione della piattaforma che permette ai follower di inviare denaro sotto forma di regali virtuali.
Questa è la quotidianità di molte sciamane mudang nell’era dei social, figure che stanno vivendo una rinascita soprattutto grazie al digitale. Si tratta di un fenomeno che si inserisce in un contesto più ampio di trasformazioni sociali ed economiche in Corea del Sud, dove il bisogno di spiritualità si intreccia con le dinamiche del capitalismo digitale. Se da un lato una delle società tecnologicamente più avanzate ha razionalizzato molti aspetti della vita, dall’altro il bisogno di connessione con il trascendente non è mai scomparso e le nuove tecnologie stanno fornendo strumenti per la sopravvivenza e l’espansione di tradizioni millenarie. Così, la ricerca di un senso attraverso le mudang è sempre più accettata, soprattutto tra i giovani, mentre la loro influenza sulla politica genera scandalo e indignazione.
Resistenza ed emancipazione
Lo sciamanesimo coreano è una tradizione millenaria che fonde elementi animisti, buddisti e confuciani, e che sopravvive nonostante la modernizzazione del Paese. Il termine mudang identifica le figure da sempre ambivalenti all’interno della società coreana: rispettate come intermediarie tra il mondo umano e quello trascendente, ma anche oggetto di sospetto e persecuzione da chi la considera una forma di superstizione, residuo di una religione ‘primitiva’, e perciò contrario al progresso.
Già a partire dal Quarto secolo, con l’introduzione del Buddhismo, e successivamente durante la dinastia Joseon (1392-1897), con l’adozione del confucianesimo come ideologia di Stato, questo tipo di pratiche aveva subito una progressiva marginalizzazione. Il confucianesimo, in particolare, promuoveva una rigida gerarchia sociale e patriarcale, considerando lo sciamanesimo una superstizione incompatibile con i propri principi razionali e relegando le donne a ruoli subordinati. In tale contesto, questo credo ha anche offerto alle donne un canale per esercitare autorità spirituale e sociale, sfuggendo alle restrizioni patriarcali. Le mudang, attraverso i rituali noti come gut, non solo comunicano con gli spiriti, ma forniscono consulenze, guarigione e supporto alla comunità, diventando figure di riferimento e rispetto.
Affidarsi alle mudang è sempre più accettato, soprattutto tra i giovani, mentre la loro influenza sulla politica genera scandalo e indignazione.
Lo sciamanesimo in Corea, quindi, rappresenta non solo una pratica religiosa, ma anche una forma di resistenza ed emancipazione femminile. Le mudang, attraverso la loro connessione con il mondo trascendente e il loro ruolo nella comunità, sfidano, infatti, le norme patriarcali, offrendo un modello di autonomia e forza per le donne coreane. E, ancora, durante l’occupazione giapponese della Corea (1910-1945), il governo coloniale aveva tentato di sopprimere queste pratiche, ritenute un ostacolo alla modernizzazione e all’assimilazione culturale, di nuovo, senza riuscirvi. Questa forma di resistenza permane e non si limita alla Corea del Sud.
Si stima che ogni anno si tengano circa 50.000 cerimonie sciamaniche nella capitale sudcoreana di Seul. In Corea del Nord, invece, questi riti sono illegali – i praticanti possono essere incarcerati, inviati in campi di rieducazione e lavoro forzato o persino giustiziati per aver partecipato a quella che è considerata una superstizione – eppure sopravvivono nella clandestinità. In un rapporto del 2018 sulla libertà religiosa in Corea del Nord, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha segnalato “un apparente continuo aumento di queste pratiche anche a Pyongyang” con il coinvolgimento degli stessi membri del partito: secondo alcuni disertori, infatti, le mudang vengono consultate proprio per identificare il momento migliore per disertare.
Nonostante i diversi tentativi di repressione, lo sciamanesimo è sopravvissuto, mantenendo vive le tradizioni culturali coreane e, negli ultimi anni, ha trovato una nuova espressione attraverso i social media. I praticanti in Corea del Sud stanno rivitalizzando l’antica tradizione utilizzando piattaforme come YouTube e TikTok per condividere rituali e conoscenze, raggiungendo un pubblico sempre più ampio e più giovane. Uno degli aspetti più interessanti è proprio la capacità di adattarsi ai tempi e, dagli anni Novanta in poi, si è assistito a una sorta di rinascita: in un’epoca in cui il ritmo della vita diventa sempre più frenetico e le ansie esistenziali si moltiplicano, molte persone cercano risposte al di fuori delle religioni istituzionalizzate e ancora oggi le mudang celebrano i propri rituali, che non sono solo strumenti di divinazione o di esorcismo, ma rispondono a un bisogno profondo di guarigione, sia fisica che emotiva.
Sacro digitale
Google Trends mostra che le ricerche su YouTube per “sciamano” in Corea del Sud sono quasi raddoppiate negli ultimi cinque anni. Questa tradizione religiosa è anche centrale nella trama di un film sudcoreano di successo uscito nel 2024, Exhuma, in cui proprio alcuni sciamani sui venti-trent’anni sono i protagonisti incaricati di spezzare una maledizione su una famiglia. Lo stesso regista Jang Jae-hyun ha dichiarato di aver scoperto molti giovani praticanti durante le sue ricerche. Exhuma ha superato i 2 milioni di spettatori nei primi quattro giorni di programmazione e, secondo il Korean Film Council, circa un sudcoreano su cinque ha visto il film. Impressionante considerando che, a causa dello stigma, un tempo le mudang nascondevano il fatto di essere sciamane, mentre oggi sono protagoniste di opere cinematografiche di successo e hanno centinaia di migliaia di iscritti su YouTube.
Lo sciamanesimo in Corea rappresenta non solo una pratica religiosa, ma anche una forma di resistenza ed emancipazione femminile.
Negli ultimi anni, infatti, sempre più mudang hanno iniziato a sfruttare i social media per ampliare la loro influenza. Su Instagram e TikTok, pubblicano video di rituali, vendono amuleti e offrono sessioni di divinazione a pagamento via Zoom. Alcune di loro si presentano con un’estetica tradizionale, altre mescolano elementi della cultura pop con riferimenti esoterici. Su YouTube, i loro video raggiungono milioni di visualizzazioni, mentre su piattaforme come KakaoTalk e Line (due piattaforme di messaggistica istantanea sudcoreane) ricevono richieste da clienti sparsi in tutto il mondo.
Questa evoluzione è un esempio significativo della capacità di adattarsi alle esigenze contemporanei e non è limitata allo sciamanesimo in Corea del Sud. Ci sono diversi esempi sparsi per il mondo, anche più di nicchia rispetto ai dieci milioni di follower del papa, come quello di Mahtab Dastur che sta lavorando attivamente per rivitalizzare lo zoroastrismo, una delle religioni più antiche del mondo, proprio sfruttando i social media per promuovere questo patrimonio culturale e religioso, con l’obiettivo di coinvolgere le giovani generazioni e sfatare i miti sulla fede. L’Associazione zoroastriana di Houston è stata fondamentale in questa iniziativa, sottolineando l’importanza dell’impegno digitale per attrarre ed educare nuovi seguaci, oppure il Her voice movement che utilizza i social media per mobilitare madri cristiane conservatrici in tutti gli Stati Uniti. Il movimento incoraggia le donne a partecipare attivamente alla politica locale, in particolare nei consigli scolastici, per difendere i valori conservatori. Attraverso le piattaforme digitali, vengono organizzati “prayer hubs” (centri di preghiera) e campagne politiche, dimostrando l’intersezione tra fede e attivismo sui social media.
In tutto il mondo, la spiritualità si sta adattando alle logiche dell’influencer marketing. Guru indiani offrono corsi di meditazione su Patreon, astrologi occidentali trasmettono in diretta i loro oroscopi su Twitch, lettori di tarocchi costruiscono imperi su TikTok e YouTube. La sacralità diventa spettacolo, si trasforma in contenuto virale, come, ad esempio, nel caso delle “witchtokers” – che utilizzano la piattaforma per educare, condividere rituali, incantesimi e discutere di vari aspetti delle loro pratiche – che dimostra come l’interesse per l’occulto e l’esoterismo stia vivendo un’attenzione senza precedenti. Molti di questi contenuti attingono a tradizioni antiche, ma vengono reinventati in chiave contemporanea per adattarsi alle esigenze del pubblico di oggi.
Crisi e identità
Sarebbe troppo semplice però ridurre il fenomeno delle mudang a una mera questione di mercato globale della spiritualità; si lega anche a un’esigenza più profonda che va analizzata nel contesto politico e economico che sta attraversando il Paese. Nel primo trimestre del 2024, la Corea del Sud aveva registrato un’impressionante crescita del PIL dell’1,3% su base trimestrale, superando ogni aspettativa. Questo risultato era stato trainato da una forte domanda interna e da una ripresa delle esportazioni, in particolare nei settori dei semiconduttori e dei macchinari. Tuttavia, le prospettive erano rimaste incerte, a causa di tassi di interesse elevati, crescente onere del debito e mercato del lavoro debole. La Banca di Corea, infatti, era rimasta cauta a causa dei rischi di inflazione e delle incertezze globali.
In tutto il mondo, la spiritualità si sta adattando alle logiche dell’influencer marketing.
Nel quarto trimestre del 2024, l’economia sudcoreana ha, infatti, registrato una crescita minima, con un aumento destagionalizzato di appena lo 0,1% rispetto al trimestre precedente. Questo risultato deludente è stato principalmente influenzato dall’instabilità politica, tra cui il tentativo temporaneo del presidente Yoon Suk Yeol di imporre la legge marziale, che ha minato la fiducia dei consumatori e la domanda interna. E, guardando al 2025, le prospettive economiche restano decisamente caute. Il Korea development institute (KDI) ha rivisto al ribasso la sua previsione di crescita all’1,6%, citando l’impatto negativo dell’aumento dei dazi statunitensi sulle esportazioni sudcoreane, in particolare nei settori dell’acciaio, dell’alluminio e dei semiconduttori.
Analogamente, la Banca di Corea ha abbassato la sua previsione di crescita del PIL per il 2025 a un intervallo compreso tra l’1,6% e l’1,7%, rispetto alla precedente stima dell’1,9%, attribuendo la revisione all’instabilità politica e al calo della domanda interna. Per rispondere a queste difficoltà, il governo sudcoreano sta valutando l’introduzione di un bilancio supplementare per sostenere l’economia. Il presidente ad interim Choi Sang-mok ha sollecitato un rapido accordo su questo intervento per contrastare il rallentamento economico e mitigare l’incertezza esterna.
Nel complesso, quindi, sebbene l’economia sudcoreana abbia mostrato segni di resilienza all’inizio del 2024, i recenti sviluppi politici e le pressioni commerciali globali hanno portato a un outlook più prudente per la seconda metà del 2024 e il 2025 e le preoccupazioni, già presenti, stanno peggiorando per la popolazione sudcoreana: incertezza economica e mercato del lavoro che continua a essere instabile (la crescita del lavoro temporaneo e dell’economia dei “lavoretti” – gig economy – contribuisce all’insicurezza lavorativa, soprattutto tra le nuove generazioni), incertezza politica a livello nazionale e delle relazioni estere – in particolare con Giappone e Corea del Nord –, hanno acceso il dibattito pubblico, scatenato proteste e aumento del costo della vita, prevalentemente per casa e istruzione, che rappresentano le problematiche più ampie.
Non stupisce, allora, l’intensificarsi del ricorso a queste pratiche e, grazie proprio ai social media, soprattutto tra le generazioni più giovani, nel profondo periodo di crisi che sta attraversando la Corea del Sud: le mudang hanno successo perché rappresentano una guida e un conforto spirituale con l’obiettivo di alleviare le ansie legate al futuro, alle relazioni personali e alle prospettive di carriera.
Le mudang hanno successo perché rappresentano una guida e un conforto spirituale con l’obiettivo di alleviare le ansie legate al futuro, alle relazioni personali e alle prospettive di carriera.
Ma non solo social e giovani: lo sciamanesimo continua a mostrare il proprio legame con la politica quando la Corea del Sud si trova ad attraversare momenti di crisi o instabilità. Ad esempio, durante la crisi finanziaria asiatica del 1997-1998, il presidente Kim Dae-jung, in carica dal 1998 al 2003, avrebbe consultato praticanti di questi rituali per ottenere protezione e successo politico. Allo stesso modo, il presidente Roh Moo-hyun (2003-2008) affrontò un periodo di forte instabilità politica, segnato da un tentativo di impeachment nel 2004 e da scandali interni; si dice che lui e alcuni membri della sua amministrazione abbiano consultato figure spirituali in momenti critici. Uno degli episodi recenti più eclatanti che ha rivelato il legame tra politica e sciamanesimo è stato lo scandalo che ha portato all’impeachment dell’ex presidente Park Geun-hye nel 2017. La leader conservatrice era profondamente influenzata da Choi Soon-sil, una figura non eletta ma con enorme potere dietro le quinte, descritta dai media come una sorta di mudang o “guru spirituale”. Choi, figlia di un influente leader religioso, avrebbe manipolato la presidente, influenzando decisioni politiche e persino scrivendo i suoi discorsi. Questo scandalo ha indignato l’opinione pubblica, portando a massicce proteste e, infine, alla sua destituzione.
Con l’impeachment e l’arresto di Yoon Suk Yeol nel 2024-2025, le speculazioni sui legami tra politica e queste pratiche sono riemerse. Un caso emblematico è quello di Noh Sang-won, ex capo dell’intelligence militare, che avrebbe gestito una casa di divinazione frequentata da politici e alti funzionari. Secondo alcuni report, Yoon avrebbe ricevuto consigli da ambienti legati allo sciamanesimo, portando a domande sulla possibile influenza di queste pratiche nelle sue decisioni, incluso il controverso tentativo di dichiarare la legge marziale.
È interessante notare quindi come, storicamente, l’uso dello sciamanesimo in politica sia stato prevalentemente associato a figure di destra; tuttavia, l’esperienza di Roh Moo-hyun, noto per il suo orientamento progressista, evidenzia un’ulteriore complessità: se da un lato è l’opposizione progressista a criticare con maggior vigore l’impiego di queste pratiche esoteriche, dall’altro anche parte dell’elettorato conservatore rifiuta l’idea che decisioni cruciali possano essere influenzate da consigli spirituali anziché da logiche razionali.
Una società in bilico
Il bisogno di controllo e rassicurazione spiega il crescente successo delle mudang tra i giovani sudcoreani, tuttavia i leader politici che si affidano a questo tipo di spiritualità sono condannati duramente dall’opinione pubblica. La popolazione accetta – e anzi favorisce – lo sciamanesimo come strumento personale di orientamento, visibile e accessibile su piattaforme come TikTok e YouTube, dove i rituali sono pubblici e monetizzati in modo chiaro. Ma quando queste pratiche si insinuano nelle stanze del potere, il discorso cambia: il caso Park Geun-hye ha dimostrato che questa influenza sulle decisioni politiche viene percepita come manipolazione occulta, un tradimento della fiducia pubblica. La reazione alle rivelazioni su Choi Soon-sil non riguardava tanto la spiritualità in sé, quanto il fatto che decisioni cruciali per il Paese fossero condizionate da un’influenza non dichiarata e non eletta.
Inoltre, si manifesta una sorta di ipocrisia sociale: mentre lo sciamanesimo è storicamente visto come una superstizione arcaica, incompatibile con l’immagine di un Paese leader nella tecnologia e nell’innovazione, molti ne fanno ricorso in maniera discreta, evitando di ammetterlo apertamente. La società sudcoreana enfatizza infatti una visione di razionalità e modernità che rende difficile riconoscere pubblicamente tali credenze. Di conseguenza, uno scandalo politico legato allo sciamanesimo viene percepito non solo come una debolezza del leader coinvolto, ma anche come una violazione della separazione tra fede privata e governance pubblica, scatenando una reazione particolarmente forte per una società che oscilla tra iper-razionalità e ricerca personale del sacro.
Il contrasto tra il boom digitale degli sciamani e il rifiuto del loro ruolo in politica rappresenta una linea sottile tra l’accettabile e l’inaccettabile in una società che oscilla tra iper-razionalità pubblica e ricerca personale del sacro.
La Corea del Sud si muove su un fragile binomio che contempla modernità e tradizione, razionalità pubblica e bisogno di spiritualità individuale, un precario equilibrio che si riflette anche nel sistema sanitario, dove la medicina di un Paese che è leader mondiale in biotecnologia e ricerca farmaceutica, convive con l’hanbang – la medicina tradizionale coreana.
Le mudang, simbolo di una società in bilico, prosperano online perché offrono un servizio trasparente: chi cerca conforto lo fa consapevolmente, accettando il loro ruolo come guida personale. La politica, invece, è percepita come una sfera che dovrebbe rispondere a logiche razionali e meritocratiche: quando emerge che leader influenti hanno seguito consigli sciamanici, il problema non è la pratica in sé, ma il fatto che queste decisioni siano state prese senza trasparenza, al di fuori del processo democratico.
Il paradosso non è che la Corea del Sud creda ancora nel sacro, ma che ne accetti l’influenza solo quando è visibile, individuale e sotto il controllo del singolo. In questa società ipertecnologica, lo sciamanesimo sopravvive perché si è adattato alle regole della modernità, mentre la politica lo rifiuta proprio perché teme di apparire ancorata a un passato occulto e poco governabile.
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