Il mare si era ritirato e non si sapeva dove. Forse in un buco laggiù, al largo.
E da lì se ne era sceso nelle viscere della Terra, sparendo come l’acqua nello
scarico di un lavandino. Tutte le anime viventi di C. aspettavano il suo ritorno
ormai da giorni, ripetendo tra le labbra che era una disgrazia di proporzioni
gigantesche e che inginocchiarsi davanti a qualche candela, con le mani giunte,
stavolta sarebbe stato inutile. Nessuno lo aveva mai detto ad alta voce, ma il
mare a C. contava più del tizio messo in croce.
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Collezionavo password come altri collezionano vinili: per il rumore, per la
disperazione, per la speranza idiota che prima o poi ne avrei trovata una che mi
riportasse indietro. Ogni stringa era un fantasma, un pezzo di carne secca
strappato a un cuore che non batteva più.
Ripara l’irreparabile. Una miniserie pubblicitaria di Lucia Manetti svela i
trucchi del marketing in letteratura
Aleteon interpretava questa sua trasformazione come il più alto cammino sacro
che un cittadino su Azatos possa compiere, quello di cui parlano i
medici-sacerdoti, il potenziamento umano nella sua più perfetta forma, dove
oltre l’ibrido duale del cyborg nasca quello che chiamavano Xenorg, che
travalica gli spazi definiti di ogni categoria.