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Il viaggio sensoriale di “Svefn-g-englar” dei Sigur Rós
“Svefn-g-englar” è uno dei brani più celebri e iconici della band post-rock islandese Sigur Rós, pubblicato il 27 settembre 1999 come primo singolo estratto dal loro capolavoro Ágætis byrjun. Il titolo “Svefn-g-englar”, in lingua islandese, può essere tradotto in italiano come “Sonnambuli” o, più poeticamente, “Angeli del sonno”. Il brano è universalmente riconosciuto per la sua atmosfera eterea e sognante, caratterizzata dal falsetto del cantante Jónsi e dall’uso del violoncello elettrico suonato con un archetto da chitarra. Con una durata monumentale di oltre 10 minuti, la canzone si sviluppa attraverso un sound dilatato che unisce Post-rock, Slowcore e Dream pop. CURIOSITÀ SUL SINGOLO “Svefn-g-englar” ha rappresentato la prima release ufficiale dei Sigur Rós nel Regno Unito, conquistando immediatamente l’attenzione della critica internazionale. Oltre alla traccia principale, la traccia ufficiale su Spotify e i formati fisici dell’epoca includono una seconda traccia dell’album (Viðrar vel til loftárása) e due registrazioni dal vivo realizzate al Teatro dell’Opera islandese di Reykjavík. IL MAKING OF DEL VIDEOCLIP Il making of del videoclip di “Svefn-g-englar” è documentato in un raro e storico cortometraggio intitolato “Introducing Perlan”.   Girato e ospitato dagli stessi Sigur Rós nel 2002, questo mini-documentario mostra il dietro le quinte del video e rivela l’approccio profondamente umano e collaborativo che ha portato alla sua creazione. Il cuore del videoclip e del documentario è il gruppo teatrale islandese Perlan, una compagnia formata interamente da attori e ballerini con sindrome di Down. La band ha voluto fortemente collaborare con loro per mettere in scena una rappresentazione poetica ispirata agli elementi della natura. Le coreografie del video sono state curate da Lára Stefánsdóttir, mentre i costumi alati e fluttuanti sono stati realizzati dai designer Binna & Nína. Nel dietro le quinte emerge un ritratto insolito e intimo dei Sigur Rós, solitamente noti per la loro immagine seria e riservata. Il making of cattura la band mentre scherza con la troupe, interagisce calorosamente con gli attori della compagnia e si lancia in attività quotidiane insolite (come il frontman Jónsi che griglia hamburger per tutti i presenti sul set). Il regista August Jakobsson ha lavorato a stretto contatto con la band, che ha co-ideato e supervisionato l’intero progetto visivo. L’idea estetica ripresa nel backstage riflette pienamente il nucleo sonoro del brano: un’esperienza sensoriale sospesa, descritta dalla band come “l’essere immersi sott’acqua o fluttuare nel grembo materno”. I costumi d’angelo e le movenze rallentate degli attori sono stati studiati per tradurre visivamente questa sensazione di totale assenza di gravità. IL SIGNIFICATO DEL TESTO DI SVEFN-G-ENGLAR” “Svefn-g-englar” è una tra le canzoni più affascinanti dei Sigur Rós proprio perché, al contrario di gran parte del loro repertorio successivo (scritto in Vonlenska/Hopelandic, la loro lingua inventata priva di significato letterale), questa traccia è cantata in islandese e racconta una storia ben precisa. Il brano descrive il miracolo della nascita dal punto di vista del neonato, un vero e proprio viaggio sensoriale che si sviluppa in tre fasi distinte: 1. La vita nel grembo materno (L’ibernazione liquida) La prima parte del testo racconta la quiete all’interno dell’utero materno, descritto poeticamente come un “rifugio sottomarino” o un hotel. Il cordone ombelicale viene paragonato a un cavo elettrico che fornisce nutrimento ed energia: > “Sono tornato di nuovo dentro di te. È così bello essere qui, ma mi fermerò > per poco. Fluttuo in un guscio sottomarino, in un hotel, direttamente > collegato al quadro elettrico, e mi nutro.” Durante queste strofe Jónsi ripete continuamente il verso “Tjú”: non è una parola reale, ma il tipico suono onomatopeico che si usa in Islanda per cullare e tranquillizzare i neonati (l’equivalente del nostro “ninna nanna” o “shh”), rafforzando l’atmosfera da ninna nanna celestiale. 2. Il travaglio e l’ansia del parto La quiete iniziale si rompe quando l’attesa diventa insostenibile e il momento di venire al mondo si fa imminente. Il bambino inizia a muoversi e a scalciare avvertendo il cambiamento: > “Ma l’attesa mi rattrista… il punto di rottura è vicino. Do un calcio e urlo: > devo andare, aiuto!” 3. La nascita (La rottura della pace) Il finale del testo coincide perfettamente con l’esplosione musicale del brano (intorno al sesto minuto). Descrive il momento esatto del parto: il trauma della luce, il taglio del cordone ombelicale (“sconnesso”) e il primo pianto liberatorio appoggiato al petto della madre: > “Poi esplodo fuori e la pace vola via nell’aria. Battezzato da una nuova luce, > piango e piango… Sconnesso. Un cervello inutilizzato appoggiato al seno e > nutrito da angeli del sonno.” La perfetta coerenza con l’album Questa metafora della nascita si sposa perfettamente con l’intero concept del disco: il titolo dell’album, Ágætis byrjun, significa infatti “Un buon inizio”. La cover dell’album Ágætis byrjun. Inoltre, la celebre copertina dell’album mostra proprio il disegno di un feto con le ali da angelo, che richiama direttamente il titolo del brano “Angeli del sonno” (Svefn-g-englar). The post Il viaggio sensoriale di “Svefn-g-englar” dei Sigur Rós first appeared on Radio Città Aperta.
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Venditori ambulanti
una finestra sul mondo popolaredi Alessandro Sorrentino una finestra sul mondo popolaredi Alessandro Sorrentino VENDITORI AMBULANTI La vita, amico, è l’arte dell’incontro (Vinicius de Moraes) Come spesso capita accostandosi alla cultura popolare di tradizione orale, ci si trova davanti a un enorme problema: a cosa rinunciare per descrivere l’evento culturale che si sta approcciando? Nel […] L'articolo Venditori ambulanti proviene da Rivista Contadina.
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Numero 10
Il programma completo di Altrefrequenze
IL PROGRAMMA COMPLETO DEL FESTIVAL. SABATO 19 SETTEMBRE 2026, AL PARCO SANT’ANGELO DI PERUGIA, LA PRIMA EDIZIONE DI ALTREFREQUENZE FESTIVAL. 𝗧𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗶𝗹 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗼 – Banchetti · musica · laboratori · esposizioni 𝟭𝟭:𝟬𝟬 · 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 𝗥𝗔𝗗𝗜𝗢 – Apertura festival 𝟭𝟭:𝟯𝟬 · 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 𝗥𝗔𝗗𝗜𝗢 – Intervista · Andrea Bianchi 𝚙𝚎𝚛 𝚝𝚞𝚝𝚝𝚘 𝚒𝚕 𝚐𝚒𝚘𝚛𝚗𝚘 𝚖𝚘𝚜𝚝𝚛𝚊 𝚏𝚘𝚝𝚘𝚐𝚛𝚊𝚏𝚒𝚌𝚊 “𝚅𝚒𝚊𝚐𝚐𝚒𝚊𝚝𝚘𝚛𝚒 𝚜𝚎𝚗𝚣𝚊 𝚌𝚘𝚗𝚏𝚒𝚗𝚒” 𝟭𝟮:𝟬𝟬 · 𝗠𝗔𝗜𝗡 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 – Laboratorio di musica d’insieme Garibanda + Pg Pra Sambar 𝟭𝟮:𝟯𝟬–𝟭𝟰:𝟯𝟬 – Pranzo con prodotti locali 𝟭𝟮:𝟯𝟬 · 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 𝗥𝗔𝗗𝗜𝗢 – DJ set · Rude Toto 𝟭𝟰:𝟬𝟬 · 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 𝗥𝗔𝗗𝗜𝗢 – Presentazione · “Popolarissimo” Almanacco del calcio popolare in Italia, edito da Cronache Ribelli con Filippo Fenech 𝟭𝟱:𝟬𝟬 · 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 𝗥𝗔𝗗𝗜𝗢 – Intervista · Corso di italiano per stranieri – Perugia Solidale 𝟭𝟱:𝟬𝟬 · 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 𝗕𝗔𝗦𝗦𝗘 𝗙𝗥𝗘𝗤𝗨𝗘𝗡𝗭𝗘 – Live · Sagaiety 𝟭𝟲:𝟬𝟬 · 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 𝗥𝗔𝗗𝗜𝗢 – DJ set · Sud Beat 𝟭𝟲:𝟯𝟬 · 𝗔𝗥𝗘𝗔 𝗕𝗔𝗡𝗖𝗛𝗘𝗧𝗧𝗜 – LAB serigrafia dal vivo · Luca Zolfo 𝙿𝚘𝚛𝚝𝚊 𝚕𝚊 𝚝𝚞𝚊 𝚖𝚊𝚐𝚕𝚒𝚎𝚝𝚝𝚊 𝚎 𝚜𝚝𝚊𝚖𝚙𝚊𝚕𝚊 𝚊𝚕 𝚏𝚎𝚜𝚝𝚒𝚟𝚊𝚕! 𝟭𝟲:𝟯𝟬 · 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 𝗕𝗔𝗦𝗦𝗘 𝗙𝗥𝗘𝗤𝗨𝗘𝗡𝗭𝗘 – Live · Karfreit 𝟭𝟳:𝟬𝟬 · 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 𝗥𝗔𝗗𝗜𝗢 – Presentazione del documento “L’Umbria va alla guerra” del Laboratorio Politico OSA-PGVDL a seguire interventi di All Eyes On Palestine PG 𝟭𝟳:𝟰𝟱 · 𝗠𝗔𝗜𝗡 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 – “Racconti dalla frontiera” con Francesco Francesco Piobbichi e i suoi racconti illustrati 𝟭𝟴:𝟰𝟱 · 𝗠𝗔𝗜𝗡 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 – Talk · “Storie – Lotte – Connessioni” Hamza Tai · Oltre il filo spinato Aminata Maéva Tsimba Poussogo · orientamento al lavoro e inserimento sociale Gionata Baldaccini · USB sportello immigrazione Asme Zeme · Logistica Milano / SI Cobas Francesco Di Pietro · avv. ASGI Stefano Bleggi · Melting Pot Contributo video No CPR 𝟮O:𝟭𝟱 · 𝗠𝗔𝗜𝗡 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 – Live drawing · BecomingX 𝟮𝟬:𝟭𝟱 · 𝗠𝗔𝗜𝗡 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 – Live · “Per te” di e con Gabriele Cavallo 𝟮𝟬:𝟯𝟬–𝟮𝟮:𝟯𝟬 Cena con prodotti locali 𝟮𝟭:𝟭𝟱 · 𝗠𝗔𝗜𝗡 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 – Live · Giorgio Canali 𝟮𝟯:𝟬𝟬 · 𝗠𝗔𝗜𝗡 𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 – DJ set · Dr. Dome Il 19 settembre 2026, al Parco Sant’Angelo di Perugia, nascerà la prima edizione di Altrefrequenze – Festival di storie, lotte e connessioni. Per realizzarlo abbiamo scelto di partire dal basso, coinvolgendo la comunità che lo attraverserà e chiedendo a tutte e tutti di contribuire alla sua costruzione. Abbiamo quindi avviato una campagna di crowdfunding: ogni donazione, piccola o grande, ci aiuterà a rendere possibile una giornata gratuita, indipendente, accessibile e aperta alla città. Sostieni Altrefrequenze e aiutaci ad amplificare il segnale. 19 SETTEMBRE 2026 – PARCO S. ANGELO – PERUGIA ALTREFREQUENZE FESTIVAL
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Gli artisti di Altrefrequenze
LA LINE UP DEGLI ARTISTI DEL FESTIVAL. Sabato 19 settembre 2026, al Parco Sant’Angelo di Perugia, la prima edizione di AltreFrequenze Festival. Gli artisti in programma durante la giornata. ITINERANTE NEL PARCO: Laboratorio di musica di insieme – 12.00 Ad AltreFrequenze arriva La Garibanda, il laboratorio di musica d’insieme, che per l’occasione si unisce alla scuola di samba coordinata da Fuad Lues. Un incontro tra ritmi, strumenti e persone, aperto a chiunque abbia voglia di mettersi in gioco. Non serve essere musicist3: basta portare la voglia di suonare insieme.   STAGE RADIO :  – Rude Toto – vinyl set – 12.30 Salentino di origine, perugino d’adozione, Rude Toto porta con sé una lunga storia fatta di reggae, ska, rocksteady e cultura dal basso. Da più di vent’anni attraversa la scena musicale perugina, tra sound system, radio, concerti, festival e progetti che hanno fatto della musica uno spazio di incontro e socialità. Una ricerca che parte dalle radici della musica giamaicana e continua ancora oggi, tra selezioni, contaminazioni e nuove frequenze. – Sud Beat – vinyl set – 16.00 Dal Salento a Perugia, passando per techno, drum & bass, jump up, UK garage e scratch: un percorso fatto di contaminazioni, ricerca e cultura del suono. Il 19 settembre sarà con noi sullo stage radio per portare ad AltreFrequenze la sua selezione e le sue frequenze.   AREA BASSE FREQUENZE: – Sagaiety – live – 15.00 Sagaiety è il progetto personale di Dario De Nicola, musicista, cantautore, fisarmonicista e pianista. Dopo anni attraversando la scena folk italiana ed europea con Il Pozzo di San Patrizio, migliaia di concerti e diverse collaborazioni, Dario porta in Sagaiety un modo personale di intendere il folk e il cantautorato. Fisarmonica, musica di strada, scrittura e contaminazioni si incontrano in “Levità”, il suo primo album solista, uscito nel 2026: un viaggio tra ironia, poesia e temi sociali, nato anche dall’esperienza del busking e dalla voglia di raccontare il mondo attraverso la musica. – Karfreit – live – 16.30 (post punk cantautoriale) Diego Mariani — batteria — Fabrizio Mantovani — basso — Gaetano Bresci — voce Verità spogliate di medaglie, tra le trincee del dubbio e le macerie di sempre. Si vive e si suona per sbaglio. Il resto manca. MAIN STAGE: – Gabriele Cavallo – live – 20.30 Pianoforte acustico, sintetizzatori e drum pad si incontrano in un progetto che attraversa elettronica, progressive, sound design e improvvisazione. Al centro, insieme alla musica, ci sono le parole di Antonio Giovane, che entrano nella performance come voce narrante, creando un dialogo continuo tra suono e testo. 𝗣𝗲𝗿 𝘁𝗲 è un progetto nato dall’incontro tra composizione, ricerca e dimensione performativa. Un concerto che cambia ogni volta, tra strutture preparate, improvvisazione e ricerca timbrica. – Giorgio Canali – live – 21.15 Chitarrista, cantautore, produttore e ingegnere del suono, tra le figure più importanti del rock alternativo italiano. Dopo le prime esperienze storiche come fonico per i Litfiba, è diventato il chitarrista di band fondamentali come CCCP, CSI e PGR. Alla fine degli anni ’90 ha avviato una solida carriera solista fondando il progetto Giorgio Canali & Rossofuoco. Come produttore discografico ha plasmato il suono di artisti di riferimento della scena indipendente, tra cui Marlene Kuntz e Le Luci della Centrale Elettrica. La sua proposta musicale unisce una poetica punk e militante a chitarre distorte e testi di forte critica sociale. – Mr. Dome – dj set – 23.00 Cresciuto a pane e Hit Mania Dance, con Trance e Hardcore ad accompagnare le giornate più grigie, non ha potuto evitare l’onda House di fine prima decade del 2000, per finire poi quasi per caso al centro della scena Techno in un deserto della Spagna, e da lì è stato amore a prima vista. Dj eclettico attivo nella capitale romana dal 2008, tra spazi occupati ed eventi di piazza, il suo campo va dai 120 ai 180bpm e il suo obiettivo è sempre lo stesso, far ballare fino a che ce n’è Il 19 settembre 2026, al Parco Sant’Angelo di Perugia, nascerà la prima edizione di Altrefrequenze – Festival di storie, lotte e connessioni. Per realizzarlo abbiamo scelto di partire dal basso, coinvolgendo la comunità che lo attraverserà e chiedendo a tutte e tutti di contribuire alla sua costruzione. Abbiamo quindi avviato una campagna di crowdfunding: ogni donazione, piccola o grande, ci aiuterà a rendere possibile una giornata gratuita, indipendente, accessibile e aperta alla città. Sostieni Altrefrequenze e aiutaci ad amplificare il segnale. 19 SETTEMBRE 2026 – PARCO S. ANGELO – PERUGIA ALTREFREQUENZE FESTIVAL
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Una finestra sul mondo popolaredi Alessandro Sorrentino Può capitare, mentre si svolge una ricerca sul campo, di non avere pile a sufficienza per far funzionare il registratore. Il più delle volte è un problema serio. Non lo è se l’oggetto della ricerca sono le mondine. Hanno un repertorio inesauribile che ti permette di andare dal […] L'articolo Mondine proviene da Rivista Contadina.
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Numero 9
DJ Gruff, con la ristampa di “O tutto o niente” parte anche il tour
Sarà pubblicata venerdì 3 aprile da Antibemusic/Goodymusic Production in collaborazione con Gotcha Rec la ristampa di “O tutto o niente”, terzo album di studio del rapper e produttore DJ Gruff, originariamente uscito nel 1999. Divenuto nel tempo un vero e proprio cult, il disco è composto da sedici tracce interamente prodotte da Gruff e arricchite dalla presenza di numerosi ospiti, tra cui Giuliano Palma, Kikke (Casino Royale), Karima e altri. Acclamato da pubblico e critica, “O tutto o niente” consolida definitivamente la figura di DJ Gruff come uno dei principali punti di riferimento della scena Hip-Hop italiana. L’album cristallizza il suo stile inconfondibile, fatto di metriche incisive e beat dal forte sapore East Coast. Ironia, rabbia e sarcasmo attraversano testi diretti e taglienti, sostenuti da produzioni trascinanti impreziosite dagli scratch. Considerato uno spartiacque nella sua carriera, dopo la Rapadopa disco di culto che inaugura la Golden Age del rap italiano, “O tutto o niente” segna il passaggio tra la fase pre e post Sangue Misto, confermandosi come una pietra miliare del rap italiano. “Avrei rifatto volentieri tutti i rap… ma non sarebbe stato lo stesso disco… così ho chiesto lettere nuove allo stesso artista –commenta DJ Gruff-. Gli screcci in generale sono fatti brutti perché non ero ancora molto pratico… e dire che mi allenavo come i pazzi già da un po’. Per il resto è lui… con la differenza che ora suona meglio perché ci ha messo mano il mostro”. L’edizione 2026 dell’album è stata completamente rimasterizzata da DJ Drugo al 2Click Recording Studio e sarà disponibile in doppio vinile nero a tiratura limitata. La grafica, totalmente rinnovata per l’occasione, vede il coinvolgimento dello stesso writer dell’epoca: Reser, del collettivo TOTS. Partendo dalle lettere dipinte su un muro e realizzate appositamente per questo progetto, l’artista ha dato forma alla nuova immagine di copertina e al lettering dell’intero album. All’interno sarà presente un inserto con la grafica della copertina originale, autografato da DJ Gruff. Il preorder è disponibile qui  La pubblicazione sarà accompagnata da un tour dedicato, dove l’artista riporterà dal vivo tutte le tracce di “O tutto o niente” con alcune rivisitazioni. Ad accompagnarlo sul palco per la prima volta l’artista Lauryyn, e il bassista Valerio “Combass” Bruno.   Queste le prime date: 03 Aprile, Magnolia, Milano 10 Aprile, Alcazar, Roma 11 Aprile, Casa delle Arti, Conversano (Bari) 24 Aprile, Locomotiv, Bologna   https://www.instagram.com/dj_gruff/ https://www.instagram.com/goodymusicproduction/ https://www.instagram.com/gotcharec/ https://www.instagram.com/djangomusic_it/ The post DJ Gruff, con la ristampa di “O tutto o niente” parte anche il tour first appeared on Radio Città Aperta.
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Remapping Rome, online il documentario che racconta la scena Hip Hop della Capitale
“Remapping Rome: A Hip Hop Story” è il titolo del cortometraggio documentario firmato dalla regista Giulia “Chimp” Giorgi, online da sabato 31 gennaio su YouTube. In Remapping Rome, Roma smette di essere semplice scenario per farsi corpo narrante. È la città stessa a raccontarsi attraverso le voci di chi l’ha vissuta — e continua a viverla — filtrandola attraverso la lente della cultura Hip Hop. La Capitale emerge così come vero motore della narrazione. Un’esplorazione urbana in cui lo spazio non fa da cornice, ma detta il ritmo: un viaggio tra passato e futuro in cui il paesaggio urbano si trasforma in memoria collettiva. In questa cartografia inedita, la scena Hip Hop diventa lo strumento per ridisegnare gli spazi, non solo geografici ma anche umani, rivelando un’anima della città che pulsa ben oltre la sua iconografia classica. Roma non è uno sfondo, è un corpo vivo. Remapping Rome prodotto da Baburka Production, non è solo un documentario, ma un racconto corale che attraversa decenni di storia, rime e asfalto. Attraverso le testimonianze di oltre 35 protagonisti, il film riscrive la mappa della città, dalle sue radici sotterranee fino alle visioni del futuro. In una città di monumenti e icone immortali, esiste una Roma Hip Hop. Questa è la sua storia. In soli 15 minuti, la regista cristallizza luoghi e quartieri della Capitale, guidata dai protagonisti della scena. Tra le rime rap, passi di break dance, graffiti e scratch, le immagini scorrono da scenari universalmente riconoscibili come il Colosseo o l’Eur, fino a spazi più underground come il Casilino Sky Park o Forte Bravetta. Al centro ci sono i quartieri legati agli artisti: veri incubatori culturali e simboli di interi cluster generazionali. Dal Flaminio di Rude alla Trastevere di Grandi Numeri dei Cor Veleno, passando per Primavalle di Metal Carter e Ostia di DJ Ice One. Non solo musica, ma anche street dance e arte urbana: dalla crew femminile composta da Saiko, Roika e Dany al Foro Italico, al b-boy Dezz-It al Pigneto. Tra i writer, Bol al Prenestino e Mister Thoms a Portonaccio. Giulia “Chimp” Giorgi è una figura poliedrica attiva nel cinema indipendente italiano. Membro della Wild Up b-girl crew, è da sempre impegnata nella comunità Hip Hop su molteplici fronti. Ha diretto due documentari Hip Hop: “1 world under a groove” e “Break the siege” e i video sperimentali “Il manifesto anti sessista nel rap italiano” e “Sobreviviente”. È una delle fondatrici di Baburka Production, una produzione indipendente con sede a Roma. È l’ideatrice e la direttrice artistica del festival cinematografico Hip Hop Cine Fest, dedicato proprio alla narrazione della cultura Hip Hop attraverso la settima arte. https://www.instagram.com/remappingrome/ https://www.instagram.com/giuliachimp/ https://www.instagram.com/baburkaproduction/ The post Remapping Rome, online il documentario che racconta la scena Hip Hop della Capitale first appeared on Radio Città Aperta.
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Il concerto indimenticabile dei Black Flag al Cavern di Birmingham
Il 3 aprile 1984 i Black Flag tennero uno spettacolo indimenticabile al Cavern di Birmingham, in Alabama, immortalando un momento cruciale nell’evoluzione del punk rock. All’epoca la band aveva ormai consolidato il suo posto nella scena hardcore punk, con Henry Rollins alla guida come cantante solista. Noti per la loro cruda intensità e il loro sound rivoluzionario, i Black Flag stavano andando oltre i confini di ciò che il punk rappresentava, abbracciando uno stile più aggressivo e dissonante che trovava riscontro tra i fan della scena musicale underground. Il Cavern, un locale che divenne sinonimo della comunità punk di Birmingham, quella sera era gremito di fan ansiosi di vedere una delle band più influenti degli anni ’80. L’energia era palpabile e, non appena la band salì sul palco, la folla fu travolta da un’eccitante euforia, segno distintivo delle esibizioni dal vivo dei Black Flag. “Fu più di un concerto”, ricordò in seguito un fan, “Fu una liberazione, un’espressione di pura energia”. I Black Flag stavano promuovendo il loro album My War, un disco che segnava un certo distacco dal loro sound precedente, con ritmi più lenti e temi più cupi che rispecchiavano l’evoluzione della band. Questo cambiamento divise i fan: alcuni lo apprezzarono, mentre altri si sentirono alienati. Ciononostante, il concerto al Cavern dimostrò l’instancabile impegno della band nel fare musica e la sua capacità di infiammare il pubblico, indipendentemente dai mutevoli scenari musicali. Con questo concerto i Black posero l’ennesima pietra miliare nella loro missione di sfida delle convenzioni sociali, spingendosi oltre i confini della musica e della cultura. Con l’esibizione appassionata di Rollins e il sound caotico della band, la serata consolidò il loro posto negli annali della storia del punk: l’eco di quella performance avrebbe risuonato negli anni a venire, confermando la loro eredità nell’hardcore punk e nella musica alternativa. — Fonte immagine in evidenza: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Henry_Rollins_of_Black_Flag,_1983.jpg The post Il concerto indimenticabile dei Black Flag al Cavern di Birmingham first appeared on Radio Città Aperta.
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AGRONOMIST “FOTTERE DI MENO” È UN MANTRA PER UNA VITA PIÙ LEGGERA E “DIVERSA”
“Fottere di meno”, il terzo singolo estratto dall’album di esordio solista di Agronomist (in uscita nel 2026), è disponibile da oggi, venerdì 30 gennaio 2026, su tutte le piattaforme digitali. Prodotto e cantato dallo stesso Agronomist, il brano, come i due precedenti (“Tutti pazzi” e “Uaglione”), si va a inserire nella cornice di un concept sull’interiorità, la salute mentale, l’identità e la diversità: ogni canzone dell’album, in questo ambito, affronterà una sfumatura diversa, da una nuova angolazione. “Per me – racconta Agronomist – ‘Fottere di meno’ è un mantra utilizzabile per tutto, non in maniera nichilista, ma in maniera stoica. Qualunque cosa accada, fottiamocene di meno, prendiamo gli avvenimenti in maniera neutra, senza ricamarci sopra catastrofi o rimuginandoci. La cosa migliore è lasciar andare questi eventi, ciò che non possiamo controllare, ciò che non ci fa più bene. Il brano non è ‘a tema’ ma ha dentro tanti spunti riguardanti sfere diverse: la musica, i sentimenti, la crescita, il distacco da cose che sono forse finite, l’accettazione del proprio essere, anche della propria pazzia. E per esprimere tutto questo – che è venuto fuori grazie alla mia predilezione per il flusso di coscienza – musicalmente ho optato per un tappeto sonoro ipnotico e un po’ tribale, ma anche elettronico, acido e psichedelico“. Nel testo c’è una buona dose di auto-ironia, che si percepisce, ad esempio, quando Agronomist prende atto della sofferenza causata dal mondo della musica, da alcune frustrazioni e insofferenze causate dal mercato discografico e dalla chiusura mentale di una scena hip hop quasi ortodossa: anche in questo caso c’è l’affermazione della propria stranezza, di un approccio caleidoscopico e ibridato con orgoglio, con la conclusione che bisognerebbe “fottersene di meno” delle dinamiche dominanti. Dalla prossima settimana sarà disponibile su YouTube anche il video del brano, girato da Walter Molfese. Una serie di immagini in cui si gioca con il concetto di prendere le cose con leggerezza e di adattarsi e divertirsi, di non prendersi troppo sul serio. L’estetica richiama quella pop degli anni 90, con il rosa che è il colore dominante, mentre, partendo dalle inquadrature fatte con lenti angolari e fish-eye, in post-produzione è stata aggiunta una virata psichedelica, una scelta stilistica ricorrente nei video di Agronomist e del suo gruppo Smania Uagliuns. -------------------------------------------------------------------------------- Agronomist, nome d’arte di Vincenzo Lofrano, è un polistrumentista, producer, rapper e cantante – nonché dottore in traduzione letteraria e tecnico-scientifica – che non ha mai creduto nei generi e nei dettami. Nato in Lucania, è fondatore della band Smania Uagliuns, gruppo di alternative hip hop che si è distinto negli anni per originalità e innovazione ricevendo molte lodi dalla stampa. Il suo primo singolo da solista è stato “WOW” (2020), prodotto dai Gumma Vybz. Dopo i freestyle della serie “Hit Mania Enz”, alcuni featuring e varie collaborazioni, a febbraio 2021 ha pubblicato il secondo singolo “Hype Blog”, prodotto dal londinese HLMNSRA. Nel 2023 ha collaborato con un altro producer, Zero Portait, per il brano “Instagram” e, dal 2024, ha pubblicato due brani del progetto “Travel Freestyle” e, sui social e su YouTube, i 4 brani poi raccolti in “USB HIT MANIA ENZ vol. 1”, un mixtape contenente le sue cover in cui stravolge hit internazionali. L’uscita del suo album d’esordio solista è prevista per il 2026. The post AGRONOMIST “FOTTERE DI MENO” È UN MANTRA PER UNA VITA PIÙ LEGGERA E “DIVERSA” first appeared on Radio Città Aperta.
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DALLE HAWAII ALLA CATALOGNA: IL PRIMO LIVE DI MIKE LOVE A BARCELLONA È PURA VIBRAZIONE
MIKE LOVE INCANTA BARCELLONA REPORTAGE DAL DEBUTTO CATALANO DEL MUSICISTA HAWAIANO A cura di Narrador Callejero – Radio Città Aperta Il 26 gennaio 2026 la Sala Wolf di Barcellona ha vissuto una di quelle serate che restano sospese nell’aria, come un profumo che arriva da lontano. Per la prima volta in assoluto, Mike Love, voce e spirito dell’isola di O‘ahu, ha portato in Catalogna il suo universo musicale: un intreccio di roots rock reggae, coscienza spirituale, ritmi ancestrali e un’energia che sembra sgorgare direttamente dalla terra che lo ha cresciuto. Annunciato da Last Tour come una delle due date del suo debutto spagnolo, il concerto ha richiamato un pubblico eterogeneo: amanti del reggae, curiosi, spiriti liberi, migranti del suono. Tutti riuniti in un lunedì d’inverno che, per un’ora e quaranta minuti, ha smesso di essere inverno. UN LIVE CHE RESPIRA Mike Love entra in scena con la naturalezza di chi non “sale” sul palco, ma ci ritorna. La Sala Wolf, raccolta e vibrante, diventa subito un cerchio rituale: loop station, chitarra, percussioni, voce. Una voce che non canta soltanto, ma invoca, guida, abbraccia. Il concerto si apre con una lunga improvvisazione vocale che mette subito in chiaro la direzione del viaggio: niente artifici, niente sovrastrutture. Solo musica come strumento di trasformazione personale e collettiva. Il pubblico ascolta, respira, risponde. Brani come Permanent Holiday, No Regrets e Barbershop scorrono come capitoli di un racconto spirituale, mentre i pezzi più recenti tratti da Leaders e Teachers mostrano un artista in piena maturità creativa, capace di fondere reggae d’arrel, rock progressivo e jazz con una fluidità che appartiene solo a chi ha interiorizzato il proprio linguaggio fino a farlo diventare respiro. LA VIBRAZIONE DELLA SALA C’è un momento, a metà concerto, in cui la Wolf sembra trasformarsi in un piccolo tempio laico. Mike Love costruisce un crescendo di voci sovrapposte, battiti, armonizzazioni, e la sala risponde come un unico corpo. Non è semplice partecipazione: è condivisione. La sua musica non chiede di ballare, chiede di esserci. E il pubblico c’è: occhi chiusi, mani al cielo, sorrisi larghi, un silenzio che parla più del rumore. HAWAII, BARCELLONA, IL MONDO Il filo rosso della serata è la terra. La sua terra, O‘ahu, evocata nei racconti, nei mantra, nei ritmi. La nostra terra, quella che ognuno porta dentro, evocata nei messaggi di unità, giustizia, cura, resistenza. Mike Love non fa prediche: racconta. E nel racconto, la distanza tra Hawaii e Barcellona si accorcia fino a scomparire. ROAMAN, IL COMPAGNO DI VIAGGIO In apertura, Roaman scalda la sala con la sua miscela di folk, reggae e spoken word. Un artista che non apre semplicemente il concerto, ma prepara il terreno emotivo: parole di speranza, melodie luminose, un invito alla gentilezza radicale. La sua presenza non è accessoria: è parte del rito. UN FINALE CHE RESTA Il concerto si chiude senza clamore, senza artifici. Un ultimo mantra, un ringraziamento semplice, un sorriso. La sala rimane sospesa per qualche secondo, come se nessuno volesse rompere l’incantesimo. Quando le luci si riaccendono, resta la sensazione di aver assistito a qualcosa di più di un live: un incontro, un passaggio, un seme piantato. CONCLUSIONE Il debutto di Mike Love a Barcellona non è stato solo un evento musicale: è stato un atto di connessione. Un concerto che ha portato un pezzo di Hawaii nel cuore della Catalogna e che ha ricordato, a chi era presente, che la musica può ancora essere un luogo di guarigione, comunità e trasformazione. Un’ora e quaranta minuti che hanno lasciato un segno. E che, per chi li ha vissuti, continueranno a vibrare. The post DALLE HAWAII ALLA CATALOGNA: IL PRIMO LIVE DI MIKE LOVE A BARCELLONA È PURA VIBRAZIONE first appeared on Radio Città Aperta.
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