
Paolo Sorrentino produce Foa: il 20 luglio 2001 a Genova e la domanda che attraversa il film
- The Wom - Friday, October 16, 2026Per Paolo Sorrentino Foa – C’era una volta il futuro nasce “da una ferita che la storia non è mai riuscita davvero a rimarginare”. Il regista descrive così l’opera prima della cineasta genovese Margherita Ferrari, da lui prodotta con Numero 10, in un racconto che fa riaffiorare la memoria di Genova in una dimensione “intima e onirica”, dove “il passato torna silenziosamente a interrogare il futuro”.
Il film è coprodotto da The apartment, società del Gruppo Fremantle, in associazione con Piperfilm e in collaborazione con Netflix. Al centro, il G8 di Genova del 2001 riflesso attraverso una storia che tiene insieme una traccia collettiva e una traiettoria personale.
Il film ad Alice nella città e l’uscita in sala
Foa è in gara nella sezione Panorama Italia ad Alice nella città, il festival parallelo alla Festa del cinema di Roma. È interpretato da Gaia Ravina, Gabriele Falsetta, Clara Tramontano, Iker Urgoiti, Elena Arvigo e Fulvio Pepe, e arriverà in sala prossimamente con Piperfilm.
Genova, 20 luglio 2001: una casa chiusa e una porta che si apre
La storia riporta a Genova, il 20 luglio 2001. Nicole (Ravina), 18enne e all’ottavo mese di gravidanza, è sola in casa: convinta che avrebbe avuto accanto il suo ragazzo, ha scelto di restare in città invece di andare in vacanza con la famiglia.
Nel giorno della manifestazione, mentre dalle finestre chiuse arrivano gli echi degli scontri, Nicole sente bussare e apre incautamente. Tre partecipanti alla protesta entrano nell’appartamento, in fuga dalla polizia: sono Elixi (Urgoiti), Irene (Tramontano) e Julian (Falsetta), più adulto. Nonostante la paura, Nicole non li tradisce, e l’incontro, che parte come scontro, lascia spazio a una conoscenza che si fa sempre più reciproca.
Nel racconto compaiono anche immagini d’archivio e si arriva fino all’uccisione di Carlo Giuliani.
Ferrari: “C’è un approccio più emotivo”
“Non è un film che ricostruisce storicamente negli dettagli quello che è accaduto. C’è un approccio più emotivo, di ricerca delle tacche che il G8 ha lasciato, fino ad oggi”, spiega Margherita Ferrari incontrando i giornalisti. All’epoca dei fatti, racconta, aveva tre anni e mezzo: “Ero piccola, ricordo solo le finestre chiuse, il caldo, la sensazione che qualcosa stesse per accadere”.
L’idea iniziale della storia era già stata esplorata dalla regista in forma di cortometraggio: “Il punto di partenza è sempre stato quello di mettere in una relazione conflittuale due poli opposti. Intrappolare nella stessa casa due crisi, una più intima e una collettiva, che però pian piano, esplorandosi, respingendosi, scoprono tutta una serie di connessioni”.
Sorrentino e Numero 10: “Sostenere i nuovi autori”
Per Sorrentino, sostenere i nuovi autori oggi è “più importante che mai”, come sottolinea nella dichiarazione inviata per il debutto di Foa. Il regista dice di essere “particolarmente orgoglioso” che il primo film (di fiction, ndr) prodotto da Numero 10 abbia “uno sguardo femminile così forte e personale”, “una storia che ci ricorda che, anche quando il futuro sembra scomparso, forse sta ancora aspettando di essere immaginato”.
Il coinvolgimento del regista, spiega Ferrari, è nato “con un pitch”. “Si è creata immediatamente un’unione di intenti, Paolo ha visto subito la storia, è una persona molto veloce di pensiero. Ho capito che entrambi avevamo il desiderio di raccontarla. Quindi ho cercato di essere all’altezza e mi sono sentita estremamente sostenuta. La cosa di cui gli sono più grata è lo spazio che mi ha lasciato, il rispetto per i miei tempi o per quella che era la mia ricerca”. Tra i consigli ricevuti, ricorda in particolare “l’ultimo, non sentire mai di essere arrivati, nel realizzare un film”.
Il film arriva in giorni in cui “ragazzi stanno di nuovo scendendo in piazza”, osserva Ferrari: “Qualcosa si sta risvegliando ma rimane anche un’enorme paura del futuro e la sensazione di impotenza rispetto alla deriva che hanno preso le grandi tensioni del mondo”. E nel film resta una domanda: “cosa succede quando non riusciamo più a immaginare il futuro”.
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