Apre la mostra “Aura” a Roma: gli abiti di Valentino dialogano con i dipinti di Ewa Juszkiewicz

- The Wom - Friday, October 16, 2026
A Roma la mostra Aura mette in dialogo gli abiti d’archivio di Valentino Garavani con i ritratti metamorfici di Ewa Juszkiewicz. Un percorso sul confine tra familiare e immaginazione, tra bellezza svelata e bellezza nascosta.

Negli spazi di PM23, a piazza Mignanelli, la Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti apre un nuovo capitolo espositivo: Aura. L’idea, come racconta Giancarlo Giammetti durante l’inaugurazione, nasce da un dialogo serrato tra domande e risposte che, letteralmente, “stanno” nelle opere: i quadri e gli abiti parlano di bellezza e del suo significato, tra ciò che resta nascosto e ciò che viene svelato.

Al centro della mostra ci sono 38 abiti d’archivio di Valentino Garavani che incontrano la pittura di Ewa Juszkiewicz, giovane artista polacca. I suoi grandi oli su tela raffigurano dame e donne in abiti rinascimentali dai colori accesi, ma con un dettaglio che spiazza: il volto spesso scompare, coperto da tessuti attorcigliati come turbanti, oppure “trasformato” in fruttiere e vasi di piante, in un effetto che nel testo viene definito quasi arcimboldesco.

Il volto nascosto come idea di libertà

Juszkiewicz spiega il senso di questa scelta con parole precise: “Nascondere il volto” diventa una metafora di libertà. Per l’artista significa annullare l’individualismo e spezzare una tradizione, anche nel vestire, perché le donne dipinte portano abiti antichi nella foggia, ma moderni nello spirito, colorati ed energetici, in stoffe morbide, senza costrizioni di corsetti o altro.

In questa visione, la copertura del volto è anche un modo per sottrarre le figure a un tempo definito: con i tratti somatici non visibili, quelle donne diventano “eterne”, non legate a un momento preciso. Juszkiewicz lega apertamente questo concetto alla moda, definendo “eterna la moda di Valentino”.

Quando il familiare cambia forma

Aura evoca quel confine in cui qualcosa rimane riconoscibile e, nello stesso tempo, cambia aspetto: lo spazio resta sospeso tra realtà e immaginazione e la trasformazione diventa un nuovo modo di guardare. Nel linguaggio creativo di Valentino Garavani la figura femminile è centrale: colore, materiali, volumi e movimenti servono a esaltare la silhouette, con l’intento di valorizzare la presenza e lasciare emergere la bellezza di ognuna.

Nei dipinti di Ewa Juszkiewicz, invece, il ritratto attraversa una vera metamorfosi: attingendo alla tradizione europea del ritratto femminile, l’artista trasforma i volti in configurazioni di capelli, tessuti, fiori e altre forme organiche, ridefinendo i codici del ritratto e aprendo l’immagine a interpretazioni diverse.

Il punto d’incontro, qui, sta nel modo in cui richiami storici ed elementi familiari assumono significati inediti, entrando in nuovi linguaggi visivi. La mostra riunisce 26 dipinti di Juszkiewicz e una selezione dall’archivio della Maison Valentino, costruendo connessioni tra moda e pittura attraverso materia, colore, forma e trasformazione.

Il rosso Valentino in un nuovo ritratto

Per Aura, Juszkiewicz ha realizzato anche un’opera specifica, “A Portrait in Valentino Red”, presentata per la prima volta in mostra. Il dipinto trae ispirazione da un abito della collezione Haute Couture Autunno/Inverno 2007-08 di Valentino, nel simbolico rosso della maison.

Nella tela, un’elaborata composizione di tessuto rosso, impreziosita da un motivo a foglia di palma, avvolge il volto evocando una rosa, un fiocco e una forma organica in crescita. Il risultato riprende il vocabolario visivo dell’abito e crea una tensione tra ritratto, tessuto e ornamento.

La mostra, patrocinata dal Municipio I Roma Centro, sarà aperta al pubblico dal 18 ottobre al 21 febbraio 2027. E per Giammetti il senso resta quello dichiarato: esplorare come moda e arte possano trasformare lo sguardo sulla bellezza, invitando a superare ciò che è familiare per scoprire nuove prospettive.

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