
Kazuo Ishiguro e Tim Burton: copione originale già scritto e un film segretissimo nel Giappone del dopoguerra
- The Wom - Friday, October 16, 2026Dopo l’apparizione sul tappeto rosso londinese di Klara e il Sole, Kazuo Ishiguro riapre un capitolo hollywoodiano con un progetto che lo porta dritto nella “writer room” di Tim Burton.
Il premio Nobel ha infatti scritto il copione di un prossimo film del regista di Beetlejuice, mentre Burton, nello stesso periodo, sta completando le riprese della prossima stagione di Wednesday – Mercoledì.
Un filo che passa da Jenny Ortega
A collegare i due mondi, quello cinematografico e quello seriale, c’è Jenny Ortega, protagonista dello spinoff di Netflix sulla famiglia Addams e anche del film distopico di Taika Waititi ispirato al romanzo di Ishiguro.
Nel film, si racconta di un androide alimentata a energia solare che, in un futuro dove l’ingegneria genetica ha accentuato le divisioni sociali, tiene compagnia a una ragazza gravemente malata.
Ishiguro conferma: “io ho scritto il copione”
Sul red carpet a Londra, Ishiguro, che di recente ha firmato la sceneggiatura di Living con Bill Nighy, ha confermato un’indiscrezione riportata da Deadline, spiegando come è nata l’idea insieme a Burton: “E’ un’idea originale che Tim e io abbiamo messo insieme privatamente, senza producer. Ero andato a fargli visita nella sua bellissima, folle casa. Abbiamo avuto un’idea e io ho scritto il copione”.
Al momento il titolo del film resta sotto chiave e, secondo quanto riferito, il progetto è ancora nelle prime fasi dello sviluppo.
Un film (ancora segretissimo) nel Giappone del dopoguerra
Come spesso accade con i progetti di Burton, i dettagli della trama sono top secret. Secondo quanto appreso da Deadline, però, il film sarebbe ambientato in Giappone dopo la seconda guerra mondiale.
Sarebbe inoltre basato su una sceneggiatura originale di Ishiguro e non su un suo romanzo già pubblicato, né su un titolo futuro.
Il Giappone nei romanzi di Ishiguro: due ritorni negli anni Ottanta
Quella cornice storica e geografica, comunque, non è nuova nella sua narrativa: Ishiguro l’ha già attraversata nel 1982 con Un Pallido Orizzonte di Colline e poi nel 1986 con Un Artista del Mondo Fluttuante.
Nel primo romanzo, legato alle radici a Nagasaki, lo sguardo si posa sulle ferite psicologiche e sulla memoria del conflitto; nel secondo, ambientato nel Giappone sotto occupazione americana, il focus entra più direttamente nella questione della responsabilità della guerra.
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