Comunicazioni del governo al Senato: finanziaria in attesa mentre le piazze si infiammano

Radio Città Aperta - Wednesday, October 14, 2026

Una legge di bilancio che per ora rimane nei cassetti di Palazzo Chigi, in attesa di capire quali carte l’Italia potrà effettivamente giocare sul tavolo di Bruxelles. Intanto, la mobilitazione studesca cresce, in sintonia col resto d’Europa, e tra agricoltori, autotrasportatori e lo sciopero generale dell’USB la situazione si fa calda per un governo in difficoltà.

di Giacomo Simoncelli

Acqua in bocca sulla finanziaria finché non si capirà cosa Roma potrà strappare a Bruxelles. È questo il quadro che emerge dalle ultime 24 ore, vissute tra il Consiglio dei ministri di ieri sera e le comunicazioni della premier Giorgia Meloni al Senato nella giornata di oggi, in vista dell’imminente Consiglio Europeo.

La seduta del Consiglio dei ministri ha vissuto un momento di trambusto quando la bozza della legge di bilancio 2027 è inizialmente apparsa all’ordine del giorno, per poi sparire poche ore dopo, derubricando la questione a “mero errore materiale“. In realtà, il CdM ha varato unicamente il Documento Programmatico di Bilancio (Dpb), un passaggio tecnico contenente i saldi generali, indispensabile per rispettare la consegna alle istituzioni comunitarie, prevista per il 15 ottobre.

Come chiarito dal Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il rinvio della vera e propria Manovra non è frutto di disorganizzazione, ma di una precisa attesa strategica. L’esecutivo vuole conoscere l’esito del Consiglio Europeo e del prossimo Ecofin. Senza garanzie sui margini di spesa concessi dall’Europa, definire le coperture della manovra oggi significherebbe navigare al buio.

Con risorse stimate tra i soli 7 e 8 miliardi di euro – questo è ciò che hanno riportato alcune indiscrezioni – il governo ha assoluto bisogno di spazio fiscale. La vera partita si gioca su due richieste di flessibilità indirizzate alla Commissione.

La prima è un’ulteriore flessibilizzazione della clausola di salvaguardia sulle spese militari ed energetiche, per neutralizzare l’aumento delle bollette e dei prezzi dei carburanti; la non considerazione degli aumenti di spesa pubblica generati dall’inflazione e l’impiego delle maggiori entrate fiscali (l’extragettito IVA) per finanziare sgravi sulle tasse – come il taglio dell’Irpef per il ceto medio. Per le regole attuali, quelle entrate andrebbero invece destinate automaticamente a ridurre il debito pubblico.

Altrimenti, quel che rimane da promettere all’elettorato prima della fatidica tornata del 2027 è solo un enorme flusso di armi. Infatti, per ora, l’unica “scelta” del governo è stata quella di prendere poco più di 8 miliardi del programma di acquisti comuni per la difesa SAFE, ricevendo il via libera della Commissione UE.

Giorgia Meloni, alle comunicazioni al Senato, ci ha tenuto a chiarire che i “fondi per la difesa non sono sottratti agli ospedali“, perché se le regole europee non permettono di spenderli in altre voci. Verrebbe da dire un autogol da parte dell’esecutivo, che conferma come la mancanza di soluzioni per garantire il diritto alla casa, il mantenimento di salari da fame, lo smantellamento di sanità e istruzioni sono scelte politiche, non “tecniche”.

Proprio per questo, il clima rimane teso, soprattutto in vista di un paio di settimane di crescenti mobilitazioni, dopo la straordinaria giornata del 10 ottobre, al fianco del popolo palestinese. Tra sciopero studentesco del 16 ottobre e sciopero generale del 30 ottobre, rischia di saltare il tappo anche in Italia, come già successo in Francia e Spagna.

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