Il 2016 è davvero un anno da rimpiangere?

- The Wom - Wednesday, January 21, 2026
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Sui social spopola il trend 2016, con cui tutti condividono ricordi di dieci anni fa. Ma quell’anno è stato davvero così memorabile come lo ricordiamo o la nostalgia ha preso il sopravvento?

Nelle ultime due settimane, i feed di Instagram di persone comuni, celebrità ma anche aziende si sono riempiti di post a tema 2016. Caroselli di foto scattate con l’iPhone 6, rigorosamente quadrate come volevano allora le regole dei social, filtri sparatissimi e prodotti iconici dell’epoca, come i lip kit di Kylie Jenner, usciti proprio quell’anno. Alcuni ne hanno approfittato per mostrare la propria crescita personale negli ultimi dieci anni; altri semplicemente si sono fatti prendere dalla nostalgia.

Ma perché proprio il 2016? Secondo Harper’s Bazaar, la risposta è semplice: il 2016 è stato l’ultimo anno decente, dopo il quale è cominciato il crescente disastro in cui ci troviamo

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Il 2016 è stato davvero uno spartiacque?

Se ripenso al mio 2016 mi viene subito in mente questo ricordo. All’epoca, armata di sopracciglia decisamente troppo marcate, frequentavo il terzo anno di Lettere alla Statale di Milano e seguivo un bellissimo corso di Letteratura Inglese sul bianco e il nero. Il giorno delle elezioni americane, quando Trump vinse il primo mandato, il professore decise di sospendere la lezione su Shakespeare e ci fece un discorso duro e memorabile. “Si aprono tempi molto bui”, ci disse. Anche se non mancò di leggere qualche passaggio dell’Otello, la tragedia che più di tutte mostra quanto è sottile il confine tra bene e male, si lasciò andare dicendo che era in momenti come quello che insegnare sembrava impossibile. Quelle due ore mi crearono molta angoscia, ma forse per la prima volta mi sentii testimone di un evento storico, di cui forse noi studenti sottovalutavamo le conseguenze, ma la cui gravità era molto chiara al nostro saggio professore.

Questa sensazione, dal 2016 in poi, è diventata la nostra quotidianità, ed è forse per questo che oggi – dopo una pandemia, una guerra ai confini di casa nostra, un genocidio in diretta e il rovesciamento dell’ordine mondiale che aveva miracolosamente retto per mezzo secolo – quell’anno ci sembra qualcosa da rimpiangere.

Quello che è venuto dopo ci ha fatto dimenticare quanto in realtà il 2016 sia stato terribile: l’elezione di Trump, la Brexit, la diffusione delle teorie del complotto, la morte di icone culturali come David Bowie, George Michael o Carrie Fisher. E, a dirla tutta, anche la moda non aveva nulla di memorabile

A Londra, un tributo a David Bowie pochi giorni dopo la sua morte, il 10 gennaio 2016

Aggrapparsi alla nostalgia per andare avanti

La nostalgia è diventata un motivo dominante della nostra epoca. Quasi tutti i film che escono al cinema sono sequel, reboot di franchise del passato o si basano su proprietà intellettuali ben consolidate. Una delle opere dall’impatto culturale più rilevante degli ultimi anni, Stranger Things, si basa sul citazionismo sfrenato degli anni Ottanta, per di più riletti attraverso lo sguardo specifico dei nerd che si prendono la loro rivincita. Il mercato del vintage e del second hand ormai non è più una nicchia. Sui red carpet le attrici sfoggiano pezzi d’archivio, a volte replicando fedelmente i look iconici del passato, e anche i brand di lusso puntano tutto sull’heritage.

Ma come sostiene il critico musicale Simon Reynolds nel suo libro Retromania, la nostalgia è un’arma a doppio taglio: da un lato, la facilità con cui oggi possiamo accedere al passato rappresenta un’enorme ricchezza, ma dall’altro rischia di impoverire e impigrire la creatività. Basandosi sulla premessa che i tempi che ci hanno preceduti sono migliori del presente, si crede di essere innovativi semplicemente ripetendo ciò che c’è già stato, senza andare da nessuna parte. E a chi non conosce bene la storia, sembrerà di assistere a qualcosa di completamente nuovo. Se questo meccanismo nelle arti e nella cultura pop al massimo ci consegna opere mediocri, nella politica diventa molto pericoloso. L’idealizzazione del passato è la benzina che alimenta conservatori e reazionari, omettendo però di dire che i “bei tempi” non erano belli per tutti.

Ogni decennio ha avuto il suo revival. Alla fine degli anni Settanta, ad esempio, in un momento di grande incertezza e confusione nella politica americana, con Grease e Happy Days, la gente si rifugiò nella versione edulcorata degli anni Cinquanta, percepiti come un’epoca felice e ordinata.

Olivia Newton-John e John Travolta in Grease

Ma gli anni Cinquanta non somigliavano affatto a quelli rappresentati sullo schermo quasi trent’anni dopo: furono un’epoca altrettanto turbolenta e segnata da grandi tensioni sociali, specie quelle razziali, che però nel revival degli anni Ottanta sembrano non essere mai esistite. Oggi la finestra della nostalgia si è ristretta, e rimpiangiamo non un’epoca lontana, ma quello che è successo appena dieci anni fa. O meglio, quello che scegliamo di ricordare di dieci anni fa: i nostri post di Instagram, che già allora erano frutto di una selezione che mostrava solo gli aspetti positivi della nostra vita. Non ho foto con filtri Retrica da condividere su quella famosa lezione di Letteratura inglese in cui il professore ci preannunciava l’ingresso in una nuova epoca, eppure è la cosa che ricordo meglio del 2016.

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