Giorgia Soleri: l’attivista che sta riscrivendo le regole tra poesia, lotta e verità

- The Wom - Monday, October 27, 2025
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Informazioni principali su Giorgia Soleri

  • Nome completo: Giorgia Soleri
  • Data di nascita: 3 gennaio 1996
  • Luogo di nascita: Milano, Italia
  • Segno zodiacale: Capricorno
  • Altezza: Non disponibile
  • Partner: Ex compagna di Damiano David (Måneskin)
  • Genitori: Non menzionati pubblicamente
  • Figli: Nessuno
  • Fratelli/Sorelle: Non menzionati pubblicamente
  • Instagram: @giorgiasoleri_

Le origini e la formazione di una voce fuori dal coro

Non so se a te capita mai di pensare a come si diventa davvero se stessi, ma la storia di Giorgia Soleri inizia così: tra le vie fitte di Milano e i parchi un po’ selvatici della Brianza, dove si sente ancora l’eco delle vecchie biciclette e dei pomeriggi di pioggia. Giorgia nasce nel cuore della metropoli, in quel mix di cemento e cielo grigio che – diciamolo – o ti spegne o ti sveglia per sempre. Lei sceglie la seconda strada: quella dello sguardo curioso e tenace, anche quando la realtà non sa di zucchero filato.

La sua infanzia si divide tra i palazzi che salgono alti come in un disegno di Escher e quel “verde” un po’ spettinato tipico delle periferie milanesi. Due mondi che sembrano distanti, ma che su di lei hanno lasciato addosso uno strato dopo l’altro: urban attitude e radici profondissime. Da piccola, già la vedi un po’ fuori dal coro, con quei capelli mossi, la battuta pronta e la risata facilmente contagiosa. Non era tipo da restarsene buona quando qualcosa la indispettiva: meglio dire, subito, quello che non le andava giù. Inutile girarci intorno, certe cose crescono con te, nell’impasto del carattere.

Un dettaglio che potrebbe far sorridere? Da ragazzina, Giorgia teneva un diario fitto di pensieri che più che lettere sembravano piccoli lampi di guerra e pace. Scriveva della scuola, delle amicizie, delle prime battaglie contro le meschinità quotidiane. Non era tutto rose e fiori – anzi. C’era quella sensazione di “non sentirmi abbastanza”, la stessa che molte di noi portano addosso come un maglione troppo stretto. Solo che lei, invece di lasciarsi schiacciare, sembrava capace di far la tara a tutto: alle aspettative degli altri, alle paure.

Poi c’è il capitolo della fotomodella. Ok, qui bisogna fermarsi un attimo e srotolare il classico cliché: “Ragazza carina, vent’anni, selfie perfetti = influencer generica.” E invece no. Giorgia usa la fotocamera come se fosse uno specchio scomodo, mette a nudo le imperfezioni, fa delle insicurezze una bandiera.

  • La posa non è mai forzata (o meglio, lo è, ma lo dichiara)
  • La luce non cerca la perfezione, ma la verità di un volto un po’ stanco dopo una giornata lunga
  • I filtri social? Solo quelli che servono a raccontare, non a mascherare

Mica male come inizio, soprattutto se pensi che poche persone hanno quel coraggio di stare davanti all’obiettivo senza filtri veri.

Vivere in mezzo tra due mondi – la metropoli e la provincia – ti insegna per forza alcune cose:

  • Che puoi essere sofisticata e semplice, nello stesso istante
  • Che il silenzio delle sere in Brianza parla forte quanto i clacson in Piazza Duomo
  • Che la determinazione ti serve come l’ombrello tra le vie strette: si rompe spesso, ma è meglio averlo

E il viaggio verso Roma? Ah, quella è stata la sua grande scommessa. Non penso ci sia niente di più adrenalinico che caricare una valigia (magari zoppicante, magari più vecchia di te), e lasciarsi alle spalle la “comfort zone”, parola che tanto ci coccola quanto ci intrappola. Lei parte con l’idea che, sì, può andare storto tutto – amicizie, relazioni, sogni, monolocali con le fughe del gas – ma tanto se non ci provi rimani sempre identica. Roma non è solo il set dei suoi primi amori o la base per l’indipendenza; è il luogo dove la forza cresce perché deve, dove impari a difendere il tuo spazio a spinta di parole e silenzi.

Nei primi tempi, i suoi giorni si misurano così: caffè presi in piedi al bar, piccoli appuntamenti fotografici presi quasi per gioco (poi diventati lavoro), chat notturne con chi è rimasto a nord e nottate infinite a scrivere e leggere. Bogotà, New York, Parigi? No, in realtà le distanze si misurano in battiti: coraggio-batticuore-delusione-rinascita.

Una voce autentica tra le righe

“La signorina Nessuno.” Solo a leggerlo, questo titolo, sembra sentirne quasi l’eco: quella voce sottile che spesso proviamo a ignorare, ma che Giorgia Soleri ha deciso invece di accogliere, ascoltare e – soprattutto – raccontare. Il suo primo libro di poesie è, più che un esordio editoriale, una dichiarazione di fragilità e coraggio, il tentativo di dire a tutti “ehi, a volte mi sento invisibile, ma proprio qui, dietro queste pagine, mi trovate”. E già qui c’è qualcosa di rivoluzionario, di per niente scontato: nel suo universo di parole, Giorgia non cerca di indorare pillole o infilarsi in maschere patinate. Anzi, sembra quasi che la scrittura sia stata, per lei, uno scudo contro le aspettative degli altri e uno specchio dove non barare mai.

Immaginatevela, mentre mette in fila i versi sul quaderno, con la furia dolce di chi ha imparato – a forza – che le emozioni puoi tentare di nasconderle perfino sotto il fondotinta, ma prima o poi verranno su come pioggia d’estate. In “La signorina Nessuno” questa pioggia cade, bagna tutto senza pietà, eppure fa fiorire nuove consapevolezze. E tra una riga e l’altra, Giorgia invita a smettere di avere paura di piangere forte, di ridere storto, di sentirsi troppo o troppo poco.

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Ritratto di una ragazza complicata (come tutte noi)

Quello che spiazza della poesia di Giorgia Soleri è questa schiettezza quasi spudorata. Nelle sue poesie:

  • si parla di dolore come fosse un’amica di vecchia data,
  • di desiderio che spinge sotto la pelle,
  • di insicurezze che fanno tremare la voce proprio nel bel mezzo di una giornata qualsiasi,
  • di quell’ansia che a volte ti schiaccia quando vedi gente su Instagram sembrare sempre felice.

Perché c’è una battaglia silenziosa che molte ragazze combattono ogni giorno: non quella epica dei grandi manifesti, ma quella che si consuma la sera davanti allo specchio, tra mascara che cola e pensieri che non se ne vanno. Giorgia prende questa inquietudine e la rovescia sulla carta, la rende accessibile, collettiva, quasi pop.

Ecco che allora leggere “La signorina Nessuno” non è solo leggere poesia – è a tutti gli effetti entrare in un confessionale senza veli. La voce che esce da queste pagine non è solo la sua, ma quella di tante tra noi che si sono sentite la “nessuno” della situazione. E il bello? Trasforma questa etichetta in un inno. Lo fa con parole pungenti, immagini che restano appiccicate come sticker sulla cover del telefono, e domande che, invece di spaventare, danno tregua: cioè “è normale essere così incasinate?”.

Poesia come atto di (ri)nascita

Scrivere, per Giorgia Soleri, non è soltanto mettere nero su bianco la malinconia delle cose. È un atto di liberazione autentico, come togliersi scarpe strette dopo una giornata di quelle pesanti. Nei suoi versi si legge un’urgenza di esperienza reale, di vita vissuta, scorticata.

C’è chi crede ancora che la poesia sia un affare da liceali tristi o da intellettuali col filtro seppia, ma qui si parla di poesia come forma di resistenza, di salamandra che attraversa il fuoco e poi lo racconta. Parliamo di piccole rivoluzioni quotidiane: Giorgia Soleri mischia il privato con il pubblico, la paura con l’ironia, la rabbia con la voglia di ballare nel soggiorno e urlare canzoni trash a squarciagola.

Queste pagine sono fatte per chi:

  • si è sentito invisibile almeno una volta,
  • ha guardato il soffitto chiedendosi se c’è qualcuno che ascolta,
  • si è portato addosso cicatrici e le ha chiamate “decorazioni personali”,
  • ogni tanto vorrebbe solo respirare e sentire di esistere, senza doversi sempre aggiustare o spiegare.

La parola che abbatte i muri

Leggere Giorgia Soleri è sentire finalmente che non si è mai davvero sole nei propri pensieri più scomodi. La sua poesia non consola, non coccola. Scuote, scomoda, mette in discussione ruoli, futuri, e identità. Prende per mano e invita a scoprire quanto sia liberatorio scrivere e raccontarsi senza filtri, un privilegio che paradossalmente appartiene a tutte, se solo trovi il coraggio.

Il suo modo di usare la scrittura è un po’ come un post virale: parte da una stanza piccola, ma in un attimo può arrivare ovunque, scardinare barriere invisibili, far sentire meno strani – e più forti – tutti noi. Forse non tutte si sentono “signorina Nessuno”, ma una cosa è certa: grazie alle sue parole, nessuna più si vergognerà della propria fragilità. Ed è già una piccola rivoluzione quotidiana, da ripetersi ogni giorno.

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Attivismo senza filtri: la battaglia per l’informazione e la salute delle donne

C’è una cosa che colpisce subito quando parli di Giorgia Soleri, e no, non è soltanto la sua frangetta iconica o lo sguardo che buca lo schermo. È il modo in cui affronta tematiche che molte, troppe persone faticano ancora a trattare anche in una chiacchiera fra amiche davanti a una pizza. Mica si tira indietro, anzi, ci mette la faccia e la voce per spingersi dove spesso regna il silenzio. Endometriosi. Vulvodinia. Due paroloni che – ieri ma troppo spesso ancora oggi – sussurravamo solo in corridoio, magari dopo una visita ginecologica e con la paura di essere giudicate. Giorgia ha deciso che questo non era abbastanza. Ha rotto il silenzio, letteralmente.

Ci vuole fegato a raccontare online tutto quello che passi. Ci vuole pazzia (nel senso bello del termine) e cuore grande. Soleri, con il suo modo diretto e privo di filtri, ha riversato sui social – soprattutto Instagram e TikTok, dove la vulnerabilità diventa qualcosa che si vede, ascolta e si condivide – tutto il suo vissuto di dolore, visite, stanchezza, invalidazione. Dall’altro lato dello schermo, però, non c’è solo chi la segue per curiosità. Ci sono migliaia di ragazze che si sono sentite finalmente viste.

  • Ha parlato di dolori che nessun medico prendeva sul serio
  • Ha raccontato la fatica di convivere con una malattia cronica invisibile
  • Ha denunciato la mancanza di diagnosi e l’indifferenza quasi sistemica della medicina verso i problemi femminili
  • Ha dato una voce alle storie che altrimenti sarebbero rimaste solo messaggi privati, paure nascoste o post non pubblicati

Giorgia non si è accontentata di buttare lì le sue esperienze, aspettando cuoricini e like. Ha scelto parole forti, a volte crude. Tipo: “Non è normale stare male”, “Non sono debole, sono stanca”, “Parlatene, urlatelo, rompete i tabù”. Frasi che donne e ragazze hanno iniziato a ripetere a voce alta, fino a renderle quasi slogan di una nuova (necessaria) rivoluzione personale e collettiva.

Sui social, l’impatto è stato quasi immediato. Chi seguiva Soleri per le sue poesie, ha iniziato a seguirla anche per le sue storie “da combattere in trincea”, come le chiama lei. I commenti si sono riempiti di racconti, confessioni, piccole e grandi testimonianze quotidiane. Si è creato un vero e proprio spazio sicuro dove la vergogna non trova più posto. E questa, ammettiamolo, è una delle magie dei social usati bene.

Basta leggere uno dei suoi post o guardare le sue storie per capire che questa apertura non è mai semplicemente “storytelling”. E’ un atto politico, senza sembrare mai pesante o predicatorio. Giorgia ha questa capacità di farci sentire tutte sullo stesso piano, come se stessimo chiacchierando sedute sul letto, in pigiama, con una tisana in mano e zero filtri. Parla dei giorni buoni e di quelli rovinati dal dolore, delle visite inutili, dei medici che liquidano tutto con un “è solo stress”. Si incazza, certo, perché chi non si incazzerebbe? Ma trasforma la rabbia in attenzione, la frustrazione in soluzioni concrete. Aiuta a dare un nome alle cose, e quando qualcosa ha un nome fa decisamente meno paura.

Cosa significa, praticamente, “attivismo senza filtri” per Giorgia Soleri? Significa:

  • Rispondere con messaggi vocali su Instagram a chi le chiede consigli
  • Pubblicare una foto dal letto, viso stanco, zero trucco, raccontando cosa significa “giornata no”
  • Lanciare petizioni, andare ospite nei talk a raccontare la sua esperienza senza nessuna edulcorazione
  • Intervenire nei dibattiti pubblici per dire alle sue coetanee che no, non sono esagerate, stanno solo soffrendo ed è ora che qualcuno le ascolti

È riuscita là dove tanti hanno fallito: ha portato nel mainstream un argomento che viveva nell’ombra, e l’ha fatto con una sincerità quasi imbarazzante per chi preferisce fingere che tutto sia “normale”. Mentire a sé stesse non è mai una soluzione, e lei ce lo mostra a modo suo, tra un repost di meme e un selfie in pigiama. Perché parlare di salute delle donne non è solo parlare di malattia, è parlare anche di diritto di essere credute, di non dover nascondere un malessere “per non disturbare”.

Ecco, quando si parla di “impatto”, viene voglia di dire che la vera rivoluzione non sta solo nella visibilità dell’endometriosi o della vulvodinia su tv o giornali. La vera rivoluzione è aver insegnato a tante donne, ragazze (e anche ragazzi eh!) a pretendere rispetto per il proprio corpo e le proprie emozioni.

A dimostrare che si può essere fragili e potenti allo stesso tempo. Ed è una lezione che ti porti dietro anche quando chiudi Instagram e torni a sentirti, finalmente, meno sola.

Quando amare significa crescere (e lasciarsi andare)

Ci sono storie d’amore che entrano nei cuori collettivi, come quello tra Giorgia Soleri e Damiano David, e diventano una specie di diario pubblico, dove tutti leggono e commentano, a volte anche senza averne diritto. Ma a differenza degli amori da gossip che finiscono in risse verbali e post velenosi, questa relazione – e soprattutto la sua fine – è stata gestita da Giorgia in un modo così maturo e trasparente che quasi fa venire voglia di prendere appunti.

Nonostante i riflettori, nonostante i titoli dei giornali sempre pronti ad appiattire tutto in “drama” e “scandalo”, Giorgia non si è mai fatta travolgere dalla narrazione altrui. Ha scelto – e questa è una cosa per nulla scontata – di mantenere la sua dignità, il suo spazio, senza cedere al bisogno di spiegare tutto a tutti, ma senza neanche far finta che nulla fosse successo. In mezzo alle mille voci, la sua è rimasta limpida, onesta. “Abbiamo preso strade diverse”, ha spiegato. Punto. Senza colpe, senza drammi da soap. In una realtà in cui spesso si pensa che una relazione celeb debba per forza finire in frantumi pubblici, la Soleri ha riscritto le regole della separazione, con una determinazione rara.

L’eco delle emozioni: dal web alla vita vera

Il bello di Giorgia è che non ha mai nascosto le sue fragilità, e anche davanti alla fine di una grande storia non ha indossato l’armatura della finta indifferenza. Ha parlato di dolore, di nostalgia, di confusione; mai, però, di rancore. Sui social, dove è facilissimo farsi travolgere dalle emozioni e sparare messaggi di pancia (quante ne abbiamo viste di storie “drammatiche” su Instagram dopo una rottura?), lei ha tenuto la barra dritta, rispondendo solo quando voleva, solo con le parole che sentiva davvero sue. In molti l’hanno ringraziata: perché in un mondo che trasforma tutto in “content”, lei ha scelto la sincerità, senza spettacolarizzare.

Che poi, quante volte ci sentiamo in dovere di dare spiegazioni, di giustificare le scelte sentimentali davanti agli amici, ai parenti, ai follower? Giorgia ha mostrato che non servono lunghe difese: basta essere oneste, soprattutto con se stesse. Il che, tra l’altro, è mille volte più difficile di quanto sembri nello scroll continuo di TikTok dove l’apparenza è tutto.

L’amor proprio come scelta coraggiosa

A colpire, in questo capitolo della sua vita, non è soltanto il modo in cui ha comunicato la rottura al mondo esterno. Ma come ha continuato a coltivare se stessa, a non perdersi di vista. Perché sì, l’amore per l’altro è bellissimo, ma quello per noi stesse è la vera chiave: la Soleri l’ha ripetuto più volte, anche nelle sue poesie.

Dopo la separazione, invece che scomparire o lasciarsi schiacciare dalla pressione social (che è fortissima, lo sappiamo tutte), ha:

  • Dedicato tempo ai suoi progetti, intensificando il suo impegno su battaglie importanti;
  • Messo al centro la scrittura, tornando ancora più libera e ruvida che mai;
  • Parlato di cura personale, ma senza retorica: a volte significa solo mettersi il pigiama preferito e guardare una serie trash, non sempre “andare a correre” o fare yoga con playlist zen.

Questa scelta di non appiattirsi sull’identità di “ex di qualcun altro” è un messaggio potentissimo, specie per chi – come tante ragazze – rischia di sentirsi definita solo in base alla relazione che ha o che non ha più.

Una nuova bussola: indipendenza e sorellanza

In tante si sono riconosciute nel suo percorso di separazione, ma anche nella sua risalita. Perché nei mesi successivi, Giorgia non si è mai chiusa, non è diventata “cinica”. Anzi, ha continuato a parlare di sentimenti, di voglia di lasciarsi sorprendere. E soprattutto, ha dimostrato che l’autostima non è uno stato fisso, ma un processo, fatto di cadute e ripartenze.

Un paio di dettagli che mi hanno colpito, anche dalle sue storie:

  • Ha espresso gratitudine per le amicizie rimaste vicino (“la tribù” come la chiama lei);
  • Non ha mai smesso di sorridere alle cose piccole: da un pranzo improvvisato a Milano a una passeggiata con il suo gatto;
  • Ha dato spazio alla vulnerabilità senza cedere mai al vittimismo, riuscendo a parlare di amore finito come parte del percorso di crescita e non come macchia da nascondere.

Questa capacità di fare della fine un nuovo inizio è ciò che noi tutte dovremmo portare un po’ di più nella nostra vita. Giorgia Soleri, insomma, mostra con i fatti che amare qualcuno è bellissimo ma amare sé stesse – e sapersi ricostruire con coraggio – è una rivoluzione che parte da dentro e si vede anche fuori. Sarà anche banale da dire, ma ogni tanto fa bene ricordarselo.

L’autenticità come motore: la rivoluzione silenziosa di Giorgia

C’è sempre una specie di corrente, un’energia che travolge quando Giorgia Soleri parla o, ancora meglio, scrive. Lei non indossa maschere – se non quelle dei filtri ironici su Instagram, per ridicolizzare le contraddizioni della società o prendere in giro i tabù. Giorgia piomba nelle storie, nei post, addosso ai suoi follower come se si concedesse totalmente, pelle scoperta e anima in equilibrio precario, ma sempre genuina. Non si tratta mai di esibizionismo: piuttosto, è quel bisogno quasi fisico, urgente, di raccontare la sua verità. Temi scomodi? Tabù? “Parliamone, guardiamoci dentro” sembra dire ogni giorno, con il suo modo di comunicare che sa essere croccante, mai scontato, eppure dannatamente umano.

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Un sistema di valori che spacca: giustizia, inclusione e possibilità per tutte

Sotto la superficie del personaggio, c’è un sistema di valori che ha un peso specifico: senso di giustizia, attenzione ai diritti, un rispetto per i limiti che non è solo empatia, ma è anche amor proprio. Giorgia usa i social non solo come vetrina, ma come cassa di risonanza per battaglie comunque delicate, spesso invisibili nel mainstream: endometriosi, dolore cronico, libertà di scelta, autodeterminazione, parità di opportunità nel vero senso della parola, quindi non solo di hashtag.

Cosa la guida?

  • Il bisogno di abbattere i muri del silenzio su ciò che provoca dolore, fisico o emotivo.
  • La voglia di normalizzare ciò che spesso è giudicato impresentabile.
  • L’istinto – lo chiama proprio così lei, spesso – di stare dalla parte di chi si sente talento sprecato, voce soffocata.

E tutto questo lo fa senza mailarsi di perfezione: le sue storie, anche quelle più “preparate”, lasciano spazio alle esitazioni, ai tentativi. Sbaglia, si corregge, non vende mai la favola della vita perfetta (anzi, la smonta come si fa con le sbrisolone troppo friabili). Questa autenticità, fragile in apparenza ma granitica nel profondo, è contagiosa.

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Instagram come diario, microfono e specchio

Chi la segue da tempo lo sa. Il profilo di Giorgia non è mai stato il solito feed patinato da influencer: semmai, è una tela in continuo movimento. Se c’è una notizia che la tocca, anche solo nei dettagli che altri ignorano, via di storie lunghe come confessioni. I post? Meno pose, più spazi di riflessione. E non parliamo di riflessività da guru zen, ma di pensieri catturati nell’istante (“Oggi mi gira male, sto male: non fate finta che sia tutto a posto”, cose così, concrete, vere).

Molte di noi si ritrovano, per esempio, nei suoi elenchi secchi ma trasparenti:

  • “Cosa significa realmente rispettare i limiti?”
  • “Perché ci vergogniamo a dire che stiamo male?”
  • “A chi devo dimostrare di essere abbastanza?”

Il punto è questo: Giorgia usa la propria vita come banco di prova, per lottare contro i paragoni tossici, contro la sindrome dell’impostore, e soprattutto contro le aspettative di chi confonde empatia con debolezza. Quando racconta degli attacchi di panico, della fatica di essere sempre “una che ce la fa”, abbatte mura che sembravano fatte di cemento armato.

Rispetto per i limiti, la vera rivoluzione

Una delle sue intuizioni più potenti, secondo me, è proprio la difesa costante dei limiti personali. “Non devo fare finta di stare bene per forza. Non sono meno speciale se oggi scelgo di dire no,” ripete spesso. Parole semplici forse, ma nel frastuono dei social diventano rivoluzionarie.

C’è sempre stata questa cultura del “supera te stessa”, “vai oltre anche quando fa male”, specialmente per noi giovani donne. Ma Giorgia, invece, normalizza l’idea che darsi un confine sia un atto di rispetto, persino di amore. In pratica ci dice: “Ritrova il piacere di ascoltare quello che senti davvero, anche se va contro il mood da supereroina in tuta di latex”.

Essere se stesse, anche quando non fa comodo

Alla fine, la lezione che rimbalza tra le sue parole, le poesie e le battaglie è sempre quella: Autenticità non significa perfezione, ma verità. Essere se stesse, mettendo in conto cadute rovinose e piccoli traguardi quotidiani, anche quelli che nessuno applaudirà su TikTok. Non è marketing, è un percorso per poche coraggiose, fatto di:

  • Accettare i giorni storti.
  • Difendere i propri margini.
  • Permettersi imperfezioni e crisi invece che nasconderle sotto tappeti glitterati.

E allora sì, magari la società va piano, fatica a capire questa ondata di vulnerabilità raccontata con orgoglio. Ma la bellezza sta proprio qui: nel coraggio di chi, come Giorgia, cambia il modo di stare al mondo semplicemente rimanendo, giorno dopo giorno, profondamente sé stessa.

Giorgia Soleri: più di un hashtag, più di una didascalia

Giorgia Soleri non è solo un nome che spunta ogni tanto sotto qualche post acchiappalike su Instagram. E no, non è nemmeno soltanto “la ragazza di”, tanto per intenderci. In bilico costante tra la narrazione di sé e la battaglia sociale, è riuscita a diventare uno di quei simboli che vivono anche fuori dallo schermo, magari mentre aspetti il tram o ripassi una sua poesia, perché ti parla addosso, tra le righe. Il fatto è che quando si pensa a Giorgia, in fondo, si pensa a una persona che si è presa il diritto di essere ogni cosa: libera, fragile, battagliera, anche scomoda. Un riflesso più vero della realtà di quello che a volte ci restituisce lo specchio.

Un simbolo, sì, ma fatto di carne e ossa

Quello che ha trasformato Giorgia Soleri in un volto di riferimento per tantissime giovani donne non è semplicemente la sua capacità di “fare rumore online”. Scommettiamo che almeno uno dei suoi post – che poi sembra nato direttamente da una chat di gruppo con le amiche – ti ha fatto sentire meno sola? La sua forza è che la narrazione parte sempre dalla propria esperienza viscera, che sia il racconto senza filtri del dolore cronico, la condivisione delle sue vulnerabilità oppure i versi delle sue poesie che sanno di limone appena tagliato: acidi e veri, ma freschi.

E, cosa ancora più importante, Giorgia non si è mai chiusa nell’etichetta facile dell’attivista. Insomma, niente discorsi preconfezionati: semmai qualche battuta sarcastica, riflessioni volutamente scabrose, l’ammissione pubblica che a volte sentirsi fuori posto è la cosa più normale del mondo.

Dalla normalità all’esempio: perché ci riconosciamo in lei

Ma perché una come Giorgia Soleri diventa, nei fatti, un modello “vero” e non solo una faccia cool su Instagram? Ecco una riflessione concreta:

  • Parla di dolore e di corpi senza vergogna. Parlare di endometriosi, vulvodinia, malattie spesso taciute, come ci riuscisse a infilarsi nei nostri pensieri quando sogniamo una società senza tabù.
  • Non è mai la “superdonna” irraggiungibile. Sbaglia, ci ripensa, lo scrive anche. Quella capacità di mettere in piazza le proprie fragilità diventa una bandiera per chi si sente “sempre troppo o sempre troppo poco”.
  • Prende posizioni anche scomode. Cioè, lo vediamo: la coerenza a volte ha un costo sui social. Eppure difende temi come il consenso, l’identità di genere, i diritti, non perché vanno di moda, ma perché ci crede davvero.

C’è poi quell’aspetto poetico ma pratico che emerge dai suoi versi quanto dalle sue stories: il coraggio di mostrare imperfezioni e limiti come segreto della forza vera. Come se la frase “c’è del bello anche nella fatica” avesse finalmente un volto umano.

Un attivismo da generazione “reale”

Non è solo una che fa la rivoluzionaria digitale per acchiappare follower. Il suo attivismo è roba concreta, di quelle che grattano via la patina instagrammabile per lasciar spazio al confronto, alle discussioni senza filtro, alle battaglie che partono dal basso ma arrivano dritte nelle stanze del potere. Il bello è che il cambiamento (quello vero) lo immagini anche tu, guardando Giorgia che si batte per la propria causa ma anche per quelle di mille altre ragazze, senza mai sembrare distante.

In un mondo – parliamoci chiaramente – che fa di tutto per venderci modelli perfetti e patinati, Giorgia è l’anti-eroina. Quella che ti ricorda che la perfezione, per fortuna, è una noia scandalosa. Semmai serve il coraggio di ammettere quello che non va e andare comunque avanti, spesso insieme.

L’importanza di chi “sporca le mani” e il bisogno di modelli veri

Perché serve Giorgia Soleri oggi? La risposta non è affatto scontata. I modelli contemporanei spesso sono troppo patinati, troppo filtrati, troppo “meta”, se capisci cosa intendo. Invece qui parliamo di una ragazza che ha trasformato la vulnerabilità in strumento e la voce in eco di molte altre. È un po’ come voler vedere la realtà senza filtri bellezza AirBrush: serve qualcuno che ti dica che, a volte, va bene anche essere furiose, stanche, oppure semplicemente umane.

Se penso a quante ragazze si sentono oggi invisibili, fuori posto, combattono da sole battaglie quotidiane apparentemente piccole, allora capisco quanto sia fondamentale ritrovare qualcuno che ti dica che sei abbastanza anche così. Non perfetta, non fortissima, semplicemente autentica. Giorgia, con la sua presenza sporca e reale, ci ricorda che abbiamo il diritto di esistere come siamo, non come dovremmo essere.

E, a volte, basta questo per smuovere davvero le montagne.

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