Se ricevere un complimento ti mette a disagio, leggi questo (ti aprirà gli occhi)

- The Wom - Wednesday, September 10, 2025
Perché alcune persone si sentono a disagio con i complimenti? La psicologia svela cosa si nasconde dietro questa reazione sorprendente.

Ti fanno un complimento e tu… sei a disagio e vorresti scomparire? Non sei sola! Dietro quel disagio che scatta quando qualcuno ci loda, si nascondono insicurezze, educazione e schemi mentali profondi. Scopri cosa dice la psicologia e come (forse) imparare a godersi un po’ di luce!

Complimenti? No grazie: perché c’è chi proprio non li sopporta

Ricevere un complimento, sulla carta, dovrebbe essere una buona cosa. Un piccolo regalo che fa piacere a chiunque, almeno così si pensa. In realtà, per alcune persone, i complimenti suonano un po’ come una nota stonata durante la canzone preferita: invece di generare gioia o soddisfazione, scatenano imbarazzo, disagio o addirittura fastidio. Non è semplice insicurezza, non è solo modestia. Dietro questa difficoltà, la psicologia racconta un mondo molto più profondo.

Ci sono tanti motivi, tutti diversi, per cui ognuno di noi può sentirsi a disagio quando qualcuno nota il nostro talento o ci fa un apprezzamento. Non è solo una questione di carattere. Spesso entrano in gioco:

  • Abitudini familiari: se da bambini si cresce in un ambiente in cui i complimenti erano rari come la neve ad agosto, diventa quasi naturale vivere lodi e parole gentili con distanza o sospetto.
  • Paura del giudizio: a volte, dietro il disagio, c’è il timore che un complimento sia l’inizio di aspettative troppo alte. Meglio tenersi bassi, no?
  • Autostima ballerina: chi non crede davvero in sé tende a pensare che chi lo elogia lo stia prendendo in giro oppure abbia secondi fini. La fiducia, in questi casi, è un vestito troppo grande.

Insomma, non tutti vivono i complimenti come una caramella che si scioglie in bocca. Per alcuni il sapore può essere decisamente più amaro.

Cosa succede nella testa di chi “schiva” i complimenti

Davanti a un complimento, c’è chi si illumina e chi si chiude come una vongola. La differenza sta, molto spesso, negli schemi mentali che ognuno porta dentro. La psicologia mostra che in certe persone, un giudizio positivo rischia di scontrarsi con un’idea di sé costruita nel tempo e difficile da scalfire. È come se qualcuno suonasse al campanello di casa, ma il proprietario preferisse non aprire.

Molte persone che reagiscono male ai complimenti lo fanno quasi senza accorgersene. Non è sempre timidezza, quanto un meccanismo automatico che si attiva per “protezione”. In pratica, si pensa: meglio non fidarsi troppo delle parole altrui, magari un complimento serve solo a “prepararmi” alla critica successiva. Ecco alcune possibili reazioni tipiche:

  • Sminuire: “No dai, avevo solo fortuna”.
  • Cambiare discorso: tagliare corto prima ancora di rispondere.
  • Restituirlo subito: “Brava tu! Sei tu quella speciale”.
  • Sentirsi subito a disagio, come se uno stesse rubando la scena.

In fondo, dietro questa ritrosia c’è quasi sempre l’abitudine a mettersi in discussione. Chi si sente sempre un po’ sotto esame, tende a non “reggere” il peso di un riconoscimento positivo. Un vero cortocircuito emotivo.

Origini del disagio: tra autostima, educazione e società

Non tutti partono dallo stesso punto. Alcuni sono cresciuti a suon di incoraggiamenti, altri più con le “bacchettate”. Dove nascono, quindi, le difficoltà a gestire un complimento e il conseguente disagio? La psicologia sottolinea almeno tre terreni fertili.

  • L’autostima, quella vera: se la fiducia in sé stessi è fragile, ricevere un elogio mette in crisi. Come se dovesse reggere la torre dei pregi altrui, mentre la base sotto vacilla. Chi si sente “mai abbastanza”, finisce col pensare di non meritarsi davvero un apprezzamento.
  • L’educazione: quando si cresce pensando che bisogna sempre “restare umili” o, peggio, che la vanità sia un peccato, la tendenza è a schivare qualsiasi parola gentile come fosse una finta, magari per non sembrare presuntuosi.
  • Il confronto sociale: nella società dei social, ogni cosa sembra sempre troppo. A volte basta un complimento per scatenare l’ansia da prestazione: e se poi deludo?

In tutto questo, l’incapacità di accettare i complimenti non è un difetto, ma il risultato di meccanismi interiori costruiti piano piano, spesso senza che ce ne si accorga. E ognuno li vive a modo suo.

Imparare (se si vuole) ad accettare un complimento: la strada non è impossibile

Accettare un complimento non significa diventare improvvisamente vanitosi o “montarsi la testa”, come tanti temono. Vuol dire, piuttosto, riconoscere il valore di sé, anche attraverso lo sguardo degli altri. Sembra facile sulla carta, no? Poi nella pratica… un altro paio di maniche!

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Per riuscirci, a volte, basta davvero poco. Alcuni consigli semplici:

  • Prendersi un secondo prima di rispondere: anche solo un mezzo sorriso o un grazie sincero può bastare.
  • Evitare di giustificarsi o sminuirsi ogni volta: chi fa il complimento non sta mentendo, almeno il più delle volte.
  • Provare a “stare” nel disagio: se fa strano, pazienza. Passa.
  • Ricordarsi che si può essere umili anche accettando un apprezzamento, senza scusarsi né nascondersi dietro una battuta.

Insomma, non è obbligatorio diventare fan dei complimenti, però accettarli potrebbe essere come allenare un muscolo troppo poco usato. Ci si sente diversi, magari, ma si scopre che il mondo non finisce e, forse, la fiducia in sé cresce un pochino. D’altronde, anche accettare un sorriso può essere il modo più semplice per regalarne un altro.

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