Ti rifugi spesso nei ricordi? Ecco cosa dice di te la psicologia

- The Wom - Monday, September 8, 2025
Rifugiarsi nei ricordi è dolce ma rischioso: la psicologia svela cosa si nasconde dietro questa abitudine emotiva.

C’è chi nei momenti di stress trova conforto nei ricordi, come fosse una coperta emotiva. Ma cosa dice la psicologia di chi si rifugia nei ricordi o nel passato? Tra nostalgia, idealizzazione e ruminazione, scopriamo cosa si nasconde dietro questa abitudine (apparentemente innocua).

Quando i ricordi diventano rifugio: la mente che si aggrappa al passato

C’è chi, appena il presente si fa troppo rumoroso o scomodo, trova nella memoria una sorta di tana segreta. Un porto dove fermare la corsa, anche solo per un attimo. La psicologia ha una marea di cose da dire su questa abitudine, che sì, può sembrare innocua, ma spesso nasconde desideri, paure, a volte anche veri e propri meccanismi di difesa. Rifugiarsi nei ricordi non vuol dire solo “essere nostalgici”: può essere un modo per proteggersi da una realtà che fa troppo male o per ritrovare un senso di sicurezza.

Capita a tutti, prima o poi: una canzone che riporta “là”, il profumo di pane che spalanca una porta mai chiusa davvero. Eppure, non si tratta sempre di semplice dolcezza. Per molti, tornare nel passato è quasi una specie di sport mentale. Un’abitudine automatica, soprattutto in momenti di solitudine o stress. Ma perché succede? E cosa svela davvero di chi la pratica così spesso?

Nostalgia, rimpianto o fuga? Le facce di chi vive tra i ricordi

Occhio: non tutti si rifugiano nel passato per gli stessi motivi. Nella testa, il viaggio nei ricordi prende mille strade diverse. Per alcuni è una coccola, una specie di “coperta di Linus” emotiva; per altri, invece, rischia di diventare una prigione dorata. La psicologia parla di meccanismi come la “ruminazione” e l’“idealizzazione” del passato:

  • Le persone che rimuginano ripassano all’infinito vecchie scene o conversazioni, spesso con un retrogusto amaro. Qui, la memoria non consola: diventa terreno fertile per autocritiche e rimpianti.
  • Chi idealizza il passato tende a dimenticare i dettagli spiacevoli, rifinendo i ricordi come fossero vecchie fotografie sbiadite ma perfette.
  • Ci sono poi quelli che, in fuga da ansie o noie quotidiane, preferiscono perdersi in ciò che è stato invece di affrontare ciò che è.

C’è un filo sottile tra “ricordo che mi fa stare bene” e “ricordo in cui mi rifugio per non vedere la realtà”… Spesso si passa all’estremo senza nemmeno accorgersene.

Perché rifugiarsi nei ricordi può diventare una trappola

A volte la memoria è come un lenzuolo pulito appena lavato. Altre volte, però, rischia di diventare una coperta troppo corta: più ci si avvolge, meno si sente il presente. Cosa succede quando il tuffo nei ricordi non è più uno svago sano, ma un modo per evitare di vivere?

  • La psicologia sottolinea che quando la nostalgia è “eccessiva” si rischia di sviluppare un vero attaccamento al passato che può portare:
  • Difficoltà a prendere decisioni nel presente, perché ogni scelta viene confrontata con “com’era una volta”.
  • Una sensazione di “perdita”, come se la felicità fosse un treno già passato.
  • Blocco delle emozioni: preferire i ricordi invece di investire su nuove esperienze può congelare la crescita personale.

E in più, l’“effetto social” amplifica tutto: i feed pieni di “ricordi di Facebook” o le vecchie foto su Instagram non fanno che alimentare questa voglia di “tornare indietro”, anche solo per un momento. Ma attenti, perché la memoria seleziona, lascia nelle retrovie i dettagli scomodi e trasforma il passato in qualcosa che forse… non è mai esistito davvero.

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Ritrovare la presenza: come usare i ricordi senza farsi usare

I ricordi sono come spezie: basta un pizzico per aggiungere sapore alla vita. Troppa nostalgia, però, può coprire tutti gli altri gusti. Nessuna regola precisa, certo, ma qualche dritta per non perdere l’equilibrio può aiutare:

  • Allenare la “presenza mentale”, cioè fermarsi, respirare e sentire davvero dove si è (non solo dove si era).
  • Usare i ricordi come fonte d’ispirazione, non di immobilità: il passato può insegnare, ma il futuro non si vive cercandolo nello specchietto retrovisore.
  • Raccontarsi che sì, i momenti belli esistono ancora e che vale la pena crearne altri, nuovi, diversi.

La psicologia non demonizza il rifugio nei ricordi, anzi: spesso è un segnale, un bisogno da ascoltare, una pausa legittima. L’importante è non trasformare il passato in un labirinto senza uscita, imparando, invece, a portare con sé solo ciò che davvero serve per vivere meglio, adesso.

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