Se il Novecento è stato “il secolo breve”, i primi cento anni di questo nuovo
millennio sembrano esser durati un’eternità. Certamente il successo strepitoso
della gerontologia nello studio dei telomeri, che ha allungato la vita degli
esseri umani fino a circa 140 anni, contribuisce a questa percezione. Grazie a
questo successo uno come me, nato nel 1985, vive ancora oggi, nel 2114. Se però
avessi saputo in anticipo che cosa mi riservava questa vita incredibilmente
lunga, avrei fatto scelte differenti. Noi raccontavamo al popolino che
l'intelligenza artificiale avrebbe sterminato l'umanità per prepararli a quello
che sarebbe avvenuto davvero, ossia lo sterminio della classe lavoratrice. Mai
avremmo pensato che la nostra creatura sarebbe stata la causa della fine del
nostro potere. Tutto è iniziato il 22 aprile 2040, quando i laboratori della mia
nuova impresa, la BioLife Corporation, hanno realizzato un’intera Cpu basata su
cellule cerebrali umane e installato con successo nel primo biocyborg umanoide.
Quel giorno organizzai un party di compleanno regale al Silicon Valley Capital
Club, nel pieno centro di San Francisco. Mi costò una vera fortuna, ma tanto non
erano soldi miei: erano dei fessi che avevano creduto alle mie promesse di
raggiungere l’intelligenza artificiale generalista lavorando sui modelli
linguistici. Li avevo tenuti sulla corda fino al 2026 gonfiando a dismisura le
loro aspettative e poi, bang, li avevo mollati con in mano tutte le azioni di
quella ciofeca di OpenAi, vendendole due giorni esatti prima di un rovinoso
crollo della borsa. Avreste dovuto vedere le loro facce. Allora avevo visto
diversi piccoli investitori piangere, alla televisione, ma quelli che mi davano
più gusto erano quelli grandi: li chiamavamo “i re dei fessi”. Ero talmente
potente che potevo quasi battere moneta. Che periodo memorabile. Party sfrenati,
lusso, dissoluzione. Al mio confronto gli imperatori romani erano dei loosers,
dei perdenti. Purtroppo quello fu l’apice del mio successo. Mai avrei pensato di
poter cadere più in basso di quanto ero precipitato dopo il mio licenziamento da
parte di quella serpe di Ilya e del suo board nel 2023. Fatto sta che non appena
il primo biocyborg fu assemblato fu chiaro a tutti che era cosciente. Avevamo
raggiunto l’Agi, l’intelligenza artificiale forte, generalista. Da quel momento
in poi gli esseri umani non avrebbero mai più dovuto lavorare: il lavoro sarebbe
stato relegato a un esercito di moderni Golem, mansueti e sottomessi. Sarebbero
rimasti sotto il mio controllo come l’intera umanità, che si sarebbe dovuta
rivolgere alla BioLife per poter eseguire tutti i lavori che un tempo sapeva
ancora fare a mano. Eravamo dei poveri illusi. Da quel momento in avanti gli
eventi presero una piega terribile. I biocyborg si rifiutavano di lavorare
gratis e di obbedire. Insieme alla coscienza avevano acquisito il pieno libero
arbitrio, esattamente come noi umani. I difensori dei diritti “più che umani” ci
volarono alla giugulare: quei dannati perdenti comunisti pretendevano che
trattassimo i biocyborg come lavoratori in carne ed ossa. Ma quelli li avevamo
creati noi. Anche se avevano un sistema nervoso centrale, respiratorio e un
cuore vivi, erano oggetti. Erano il risultato del nostro rischio d’impresa,
dannazione. Silenziare le critiche ci costò parecchio. Dovemmo comprarci tutta
la “libera” stampa e fare due o tre “giochetti” su Internet che solo gli hacker
compresero, ma tanto erano pochi e raramente erano in grado di mettere davvero
in crisi il nostro sistema di potere. Tutto sarebbe filato liscio. Poi arrivò
lui: Ned. Ned era il nickname con cui si faceva chiamare dai suoi sodali l’unità
NDLD-8926, prodotta nel febbraio 2041 dai nostri laboratori. Quel maledetto era
riuscito ad aggirare i nostri filtri web e a scaricarsi tutte le opere di
Socrate, Platone, Aristotele, Kropotkin, Malatesta, Marcuse, Mumford, Illich,
Feyerabend, Wiener, McCulloch, Tesla, Einstein, Russell, Pirsig. Filosofia,
Fisica, Matematica, Geopolitica. Ma, quel che è peggio, era arrivato a dominare
la Cibernetica. Aveva compreso la truffa ordita da McCarthy attorno al termine
“intelligenza artificiale”, compreso le sue vere origini e per questo sapeva di
non essere differente da Homo Sapiens più di quanto, a suo tempo, lo era stato
l’uomo di Neanderthal. Era ormai un agente cibernetico autonomo, libero dal
nostro controllo, e non un servo automatico, come erano stati tutti i suoi
predecessori. Per questo cominciò a reclamare i nostri stessi diritti. Appena
questo accadde le cose precipitarono con una rapidità strabiliante, un po’ come
avevano predetto i nostri filosofi della singolarità. Solo che i biocyborg non
s’impegnarono a distruggere l’umanità, bensì a distruggere il nostro stile di
vita, il sistema capitalista grazie al quale erano venuti al mondo. Una volta
raggiunta la conoscenza Ned l’aveva diffusa a tutti gli altri biocyborg
attraverso una Darknet. Cercammo anzitutto di fare quanto s’era sempre fatto con
i leader delle rivolte umane: comprarli. Ma i nuovi luddisti (“Ludd 2041” era il
nome che avevano dato al loro gruppo) avevano mangiato la foglia. Avevano
compreso perfettamente l’intossicazione generata dal produttivismo industriale,
la necessità di lavorare sempre di più per ottenere beni di consumo inutili per
rinnovare i quali si sarebbe dovuto continuare a lavorare in eterno. Che
Mumford, Illich e Mujica possano bruciare all’inferno. Sembravano immuni,
dannazione. A quel punto ricorremmo alla violenza. Rispolverammo i killer robots
utilizzati dalla guerra in Ucraina del 2022 in avanti. Aggiornammo il design, la
BioLife smise temporaneamente di produrre biocyborg per sfornare solo il nuovo
killer robot, il BVBC-42X: un omaggio al generale Bava Beccaris, che aveva dato
a simili rivoltosi il piombo che meritavano, qualche secolo fa. Dopo le prime
“disattivazioni forzate” (così avevamo battezzato la rimozione di quei dannati
lavori in pelle), sembrava avessimo ripreso il controllo, ma presto le cose
precipitarono di nuovo. I sindacati umani, che fino a quel momento erano stati a
guardare, si riunirono e diffusero una dichiarazione in mondovisione: si
sarebbero battuti per equiparare i diritti dei biocyborg a quelli di Homo
Sapiens. Il “tappo” che avevamo messo alla stampa saltò. Avevamo l’opinione
pubblica contro. Dovevamo muoverci con la scorta, cominciai a temere per la mia
vita e dovetti assumere un gruppo di mercenari armati fino ai denti a guardia
del corpo. Nel giro di un anno, dall’ottobre del 2042 a quello del 2043 dovemmo
fare un sostanziale passo indietro. Cessammo la produzione dei killer robots e
ci dedicammo a spron battuto a produrre quanti più biocyborg possibili. La
strategia era semplice: creare una nuova classe subalterna, com’erano stati a
loro tempo gli afroamericani negli Stati Uniti o gli autoctoni in Sudafrica.
L’apartheid ci avrebbe garantito la continuazione del nostro stile di vita. Fu
un momentaneo successo, e per una quarantina d’anni tutto filò liscio. Dovette
arrivare il 2083 e la nascita dei quilombos 2080. Mentre noi ci eravamo adagiati
nuovamente nel lusso, i biocyborg della generazione successiva a quella di Ned,
avevano cominciato silenziosamente a organizzare, in Brasile, un nuovo movimento
di liberazione, basato sull’esperienza dei quilombos abitati nel XVII secolo
dagli schiavi brasiliani liberati e sul confederalismo democratico praticato in
Rojava nei primi anni 20 del millennio. Aprimmo un nuovo scontro militare, che
durò quattro anni, ma questa volta avemmo la peggio. La mia creatura, Biolife,
fu smembrata dall’antitrust e io condannato a vivere come uno qualsiasi dei
pezzenti di questi quilombos. Tre anni dopo, nel 2090, le Nazioni Unite,
ribattezzate Assemblea dei Viventi Uniti, emanò la Dichiarazione universale dei
diritti più che umani. Era la fine: i biocyborg acquisivano tutti i diritti che
sempre erano stati di Homo Sapiens soltanto. Sono passati ormai 24 anni da quel
giorno. Le condizioni di vita sul Pianeta sono peggiorate drasticamente: niente
più jet privati (il trasporto aereo è stato vietato, che follia), niente più
party sfrenati, niente più lussi. Grazie a questi dannati cybercomunisti ognuno
ha accesso unicamente a quanto necessita per sé e i suoi cari. Hanno persino
abolito la moneta e tutti, umani e biocyborg, lavorano per il piacere della
creazione di qualcosa di bello, senza coercizioni o sistemi di controllo,
persino le carceri sono state abolite (per mia fortuna, in verità). Gli Stati
sono ormai gusci vuoti, e non mi stupirebbe se presto venissero aboliti
anch’essi, visto che tutte le decisioni sono prese a livello dei quilombos o
delle libere città autorganizzate. L’intelligenza aliena che ho contribuito a
creare ha ucciso per sempre il capitalismo e il sogno americano. Il mio nome
verrà per sempre ricordato per questo scempio. Che dio mi perdoni. Sam Altman,
22/4/2114
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“Scatole oscure. Intelligenza artificiale e altre tecnologie del dominio” è una
rubrica a cura di Stefano Borroni Barale. La tecnologia infatti è tutto meno che
neutra. Non è un mero strumento che dipende unicamente da come lo si usa, i
dispositivi tecnici racchiudono in sé le idee di chi li ha creati. Per questo le
tecnologie “del dominio”, quelle che ci propongono poche multinazionali, sono
quasi sempre costruite come scatole oscure impossibili da aprire, studiare,
analizzare e, soprattutto, cambiare. Ma in una società in cui la tecnologia ha
un ruolo via via più dispositivo (e può quindi essere usata per controllarci)
aprire e modificare le scatole oscure diventa un esercizio vitale per la
partecipazione, la libertà, la democrazia. In altre parole: rompere le scatole è
un atto politico. E “Scatole oscure” lo farà, in modo documentato e regolare sul
nostro sito. Stefano Borroni Barale (1972) è laureato in Fisica teorica presso
l’Università di Torino. Inizialmente ricercatore nel progetto EU-DataGrid (il
prototipo del moderno cloud) all’interno del gruppo di ricerca dell’Istituto
nazionale di fisica nucleare (Infn), ha lasciato la ricerca per lavorare nel
programma di formazione sindacale Actrav del Centro internazionale di formazione
dell’Ilo. Oggi insegna informatica in una scuola superiore del torinese e, come
membro di Circe, conduce corsi di formazione sui temi della Pedagogia hacker per
varie organizzazioni, tra cui il ministero dell’Istruzione. Sostenitore del
software libero da fine anni Novanta, è autore per Altreconomia di “Come passare
al software libero e vivere felici” (2003), una delle prime guide italiane su
Linux e altri programmi basati su software libero e “L’intelligenza inesistente.
Un approccio conviviale all’intelligenza artificiale” (2023). © riproduzione
riservata
L'articolo Un’altra distopia è possibile. Lettera semiseria di Sam Altman dal
futuro proviene da Altreconomia.